martedì 14 luglio 2015

Recensione: "L'Odore Salmastro dei Fossi"

Ultimo post prima di salutarci per qualche giorno, ma si chiude in bellezza. So che vi ho presentato questo libro solo pochi giorni fa ma inutile dire che appena comprato me lo sono letto visto che lo attendevo da parecchio. E allora mettetevi comodi perché ho parecchio da parlare sull'ultimo successo di Diego Collaveri.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "L'Odore Salmastro dei Fossi"
Autore: Diego Collaveri
Genere: Giallo, noir
Editore: Fratelli Frilli Editori
Formato: cartaceo, e-book
Pag: 150
Collana: I Tascabili Noir
ISBN: 9788869430626

Link per l'acquisto:
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LA TRAMA:

Il commissario di polizia Mario Botteghi si alza dall'asfalto umido della notte, riprendendo lentamente i sensi. Davanti a lui, nel buio del parcheggio dietro la chiesa diroccata nel centro storico di Livorno, c'è la sua pistola ancora fumante. Poco più in là un cadavere. Qualcuno è riuscito a incastrarlo per bene. L'investigatore privato Cecchi, ex poliziotto e suo partner di un tempo, l'aveva messo in guardia nei confronti di quel maledetto politico corrotto, con cui si era già scontrato, ma non si sarebbe mai aspettato che quel bastardo fosse disposto ad arrivare a tanto pur di distruggerlo. Inutile attendere i rinforzi, col suo passato nessuno sarebbe stato disposto a credergli. L'unica possibilità ora è fuggire e nascondersi nei vicoli scuri della città che dorme, per trovare la soluzione a quella schifosa indagine legata al traffico di clandestini, in cui si era ritrovato invischiato due sere prima, quando era stato ritrovato il cadavere di un infiltrato dell'ufficio immigrazione, nel rogo del ristorante cinese nella zona adiacente al porto industriale.

Recensione:

Il commissario Mario Botteghi si trova ad affrontare un caso davvero difficile e per tirarsene fuori gli servirà tutta la propria astuzia. Ma di chi si può fidare veramente? A chi chiedere aiuto?
A nessuno se non al proprio intuito. Perché c’è qualcosa di strano in ciò che sta accadendo, qualcosa che forse nemmeno lui ha ben compreso. Mentre cercherà di districarsi in mezzo a una scia di morti senza senso, dovendo tenere a bada i demoni nel proprio cuore e gli spettri di un passato oscuro, il nostro protagonista si ritroverà faccia a faccia con il marciume della propria città, lo stesso che combatte ogni giorno della sua vita come poliziotto. Ma è davvero tutto come sembra? O, come dice lui, non bisogna mai fermarsi alle apparenze?

Mario Botteghi è il nuovo personaggio nato dalla penna di Diego Collaveri che non mi ha certo fatto rimpiangere l’adorato Ispettore Quetti.
Chi è Botteghi? Un tipo duro, burbero e scontroso, forgiato potremmo dire dalle fiamme dell’Inferno, non quello biblico ma quello suo personale, di un uomo che ha sofferto molto nella vita, tormentato dai demoni e dal rimorso, un uomo che ha dovuto rinunciare a ciò che più ama e per cui darebbe la vita, che si è buttato nel lavoro per non pensare, che vive completamente solo e che si nega ogni possibilità di redenzione perché sente di non averne diritto. Questa è l’immagine che mi sono fatta di lui come uomo.
Come poliziotto invece è un vero segugio, intuitivo, furbo, coraggioso e onesto, anche se non sempre segue le regole nel caso le ritenga solo stupidi ostacoli burocratici al soldo dei politicanti sulla via della verità e della giustizia. Botteghi non disdegna di usare le mani o metodi anche un po’ più bruschi e a volte è proprio un vero str… eppure non si può non amarlo.
Proprio per questo suo essere diretto e senza peli sulla lingua (di certo non è uno che le manda a dire) è uno di quelli che non ti pugnalano alla schiena o gettano fango alle spalle. Non ha paura di affrontare faccia a faccia i criminali, che siano veri o travestiti da uomini di potere perbenisti, così come è diretto e sincero anche con amici, colleghi e superiori.

Intorno a lui tutta una serie di personaggi, ognuno con il proprio ruolo al suo fianco, ognuno ben delineato e caratterizzato nella propria personalità. Ma l'arte di saper creare personaggi secondari rendendoli vivi e veri attraverso poche parole, è una delle molte dell'autore in questione (bellissime e reali, tanto da averli davanti agli occhi come in un film, le figure degli informatori).
Troviamo quindi l’amica di una vita Mariella, il responsabile della sezione scientifica Bertini, i sottoposti Mantovan, Domenici e Busdraghi, l'ex collega Cecchi e così via, in una sfilata di attori che danno vita a un thriller in grande stile.
Mi è piaciuto molto il rapporto con Bertini. Quell’amicizia che si fonda su qualcosa che va oltre le brusche parole o le discussioni tra i due. Alla base c’è stima e rispetto molto più di quanto si trova in rapporti a prima vista idilliaci ma che poi sotto nascondo ben altro. Così come mi è piaciuto l’affetto che il protagonista mostra per Mantovan, il giovane sottoposto chiuso e ligio al dovere, e come questi ricambia, tanto da essere disposto a infrangere le regole per lui.

E a questo proposito una piccola riflessione. Tutta la storia mostra un protagonista che vive in solitudine e questa tristezza, questa malinconia, pervade tutto il romanzo. Ma la verità è che alla fin fine ci si accorge che nessuno è mai davvero solo, nemmeno un uomo mal visto e burbero come il commissario. Perché nonostante il suo caratteraccio, nonostante lui allontani tutti da sé, tuttavia ci sono delle persone disposte a compromettersi per lui. A dimostrazione che nella vita, se si è brave persone, oneste e sincere, si troverà sempre qualcuno che ha fiducia in noi anche contro tutte le apparenze.

Ma torniamo al libro.
Fortezza Nuova a Livorno.
La trama è molto originale, ricca e intricata, in un groviglio di indagini, omicidi e piste da seguire attraverso cui non solo si muove il nostro commissionario, ma nei quali viene inglobato anche il lettore.
Ebbene sì, l’empatia che si crea è molto alta, aiutati anche dalla scrittura in prima persona ma non è solo questo.
L’autore è bravissimo nel coinvolgere. Le sue descrizioni catturano, affascinano, le senti dentro e per due motivi. Prima di tutto ti fanno vivere i luoghi e le atmosfere tanto che posso dire che la città in cui si svolge il romanzo, Livorno, è protagonista tanto quanto lo è il commissario; seconda cosa ti fanno provare ciò che prova il protagonista: paura, angoscia, dubbio, rabbia, perplessità, confusione, commozione. Sì, anche commozione perché ci sono stati due o tre punti in cui ho pianto.

Ma ormai non devo stupirmi. Diego Collaveri per me è sinonimo di ottima scrittura. Non mi delude mai riuscendo nel contempo a stupirmi sempre.
Torniamo però alla trama. Ne stavo parlando per poi perdermi dietro le mille cose che ho da dire su questo romanzo.
Dicevo che la trama è un vero groviglio di indagini e sospetti. Non c’è tregua, non c’è attimo di pausa o di pace. Come si legge nella stessa sinossi, il romanzo parte subito in quarta e non c’è tempo per fermarsi a riflettere o farsi qualche risata. La situazione è tragica, Botteghi rischia grosso: il lavoro, la vita, tutto. Non c’è spazio per nulla oltre alla risoluzione del caso eppure c’è tantissimo a livello di emotività e sentimento. Non fraintendetemi. Non vi è una storia d’amore, né chissà quanta azione perché è altro a tenere incollati dalla prima all’ultima pagina.
Mistero, complotti, tradimenti, loschi traffici, un passato oscuro, vecchie ruggini e vendetta sono un mix portentoso che fa di questo romanzo un noir fantastico.

Ho già detto che me lo sono comprato e letto nel giro di poche ore? Una volta iniziato non ti puoi fermare risucchiato nel vortice di domande e tracce che si lascia dietro l’assassino e che il commissario segue senza sosta, senza nemmeno dormire e poco più che mangiare.

Davvero i miei complimenti all’autore per aver costruito un caso poliziesco così, mai forzato, banale o stonato. I colpi di scena non mancano. Quando il lettore inizia a fare le proprie ipotesi e trarre conclusioni ecco che l’autore lo sbalza dalla parte opposta facendogli rimettere tutto in discussione.
Per dirla con poche parole terra terra: non ci si capisce nulla fino alla fine del perché stia accadendo tutto quello.

Che altro posso dire se non che Diego Collaveri migliora di libro in libro? A questo punto sono curiosa di vedere cosa tirerà fuori dal cappello la prossima volta.


In conclusione un romanzo che un amante di questo genere non può farsi sfuggire. Uno stile fluido e scorrevole, atmosfere coinvolgenti, descrizioni che ti risucchiano nella città toscana, emozioni e sentimenti che colpiscono al cuore, una trama intrigante e dei personaggi che conquistano.
Tutto questo è “L’odore salmastro dei Fossi”.

IL MIO VOTO:


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