giovedì 21 maggio 2015

Recensione: I primi passi dell'ispettore Quetti

Oggi giornata di recensione e di uno dei miei autori preferiti nel mondo degli italiani emergenti: Diego Collaveri.
Avendo letto già diverse sue opere (cliccare sui vari titoli per le recensioni di "Anime Assassine - Anche tu te ne Andrai", "Anime Assassine - La vendetta del Cigno Nero", "Le Pergamenne di Ankor", "La Riconquista di Eden") ho voluto completare "la collezione" dei suoi scritti finora in circolazione e così mi sono comprata i primi due libri, composti da racconti, della serie "Anime Assassine" e ritrovare le avventure dell'ispettore Quetti. Essendo entrambi raccolte di storie brevi, ve ne parlerò insieme.

"ANIME ASSASSINE - I CASI DELL'ISPETTORE QUETTI"

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "I Casi dell'Ispettore Quetti - Ombre e Misteri"
Autore: Diego Collaveri
Serie: "Anime Assassine"
Genere: noir, poliziesco, racconti
Editore: GDS
Formato: e-book
Pag: 128 (formato kindle)

Link per l'aquisto:
Amazon, Kobobooks, Google Play

Pagina Facebook:
https://www.facebook.com/DiegoCollaveriautore?fref=ts

LA TRAMA:

Intrighi nascosti, macchiati di sangue innocente, si agitano all’ombra del quotidiano, divorando come un mostro il ventre molle di una città inconsapevole,nei cui vicoli bui si muove Quetti,figura cinica e solitaria, un antieroe con la sigaretta sempre tra le labbra. Sette casi di questo ispettore di polizia,legato a doppio filo all’oscura realtà che combatte e che sembra scorrergli dentro da un lontano passato misterioso, capace di smascherare intricate macchinazioni,nascoste dietro efferati delitti,e di ergersi come ultimo baluardo di speranza… poiché solo chi ha attraversato l’oscurità può senza paura squarciare l’apparenza per guardare in faccia il mostro.

"ANIME ASSASSINE - MARIONETTE"

SCHEDA LIBRO:


Titolo: "Marionette - Ombre e Misteri"
Autore: Diego Collaveri
Serie: "Anime Assassine"
Genere: noir, poliziesco, racconti
Editore: GDS
Formato: e-book
Pag: 102 (formato kindle)


Link per l'aquisto:



LA TRAMA:

Quattro episodi che ci immergono nella realtà quotidiana di una città corrotta e malata, dove l’ispettore Quetti, cinico e burbero poliziotto con la sigaretta sempre tra le labbra, si trova faccia a faccia col male dell’animo umano. Un antieroe pronto a smascherare il “mostro” dietro l’anonima facciata della normalità.



Recensione:

Dopo aver letto e apprezzato gli altri libri dell'ispettore Quetti non potevo non risalire agli inizi di questo bel personaggio, quando cioè mosse i suoi primi passi nascendo dalla penna di Diego Collaveri. Volevo cogliere ogni sfaccettatura e ne sono stata contenta. Di solito non amo i racconti ma diverso è se sono polizieschi o similari, come in questo caso. Ricordo quando mio padre al mare si metteva sulla spiaggia a leggere “Estate Gialla”, la collana di libri di racconti polizieschi edita da Mondadori. Qualche volta anche io ne lessi qualcuno e questi me li hanno ricordati molto.


Ma passiamo a parlare dei due romanzi in questione: “I Casi dell’Ispettore Quetti” e “Marionette” rispettivamente primo e secondo volume della serie “Anime Assassine”.

Quello che mi ha colpito di queste brevi storie, è che ognuna è un piccolo caso a parte, una giornata di lavoro nel mondo di Quetti. Casi all'apparenza semplici ma che in realtà nascondono molte sfaccettature, dove l'assassino non è poi così facile da smascherare, dove ci vengono presentate varie situazioni sociali.
Curioso, questo libro è come parte di un viaggio nell'animo umano con le sue passioni, sogni, intrighi, perversioni. Che cosa può spingere un uomo o una donna ad uccidere? Soldi, potere, vendetta, passione, amore...
E il nostro eroe affronta tutto questo con la sua solita grinta e tenacia oltre che con un acume e una capacità di osservazione e comprensione davvero invidiabili.

Ho dedicato già molte parole sul personaggio dell'ispettore e le riassumo con: sensibile, intelligente, acuto, orgoglioso, scorbutico, ma un vero cuore d'oro. Quello che questa volta sono riuscita ad apprezzare meglio è, oltre alle sue doti investigative, il rapporto di "odio/amore" col suo segretario Tarzelli.
I due sono una bella coppia comica e Tarzelli è in grado di tirare fuori la parte gioviale dell'ispettore che si diverte a prenderlo in giro, farlo arrabbiare, punzecchiarlo. E se questo era già presente anche negli altri romanzi, anche se in modo più velato, qui si capisce il vero rapporto che c'è tra i due. Tarzelli non è un personaggio secondario ma oserei dire la spalla di Quetti. Un po' come Groucho per Dylan Dog. Insieme li trovo fantastici.

Ma non sono solo loro a dare vita a queste storie interessanti e intriganti.
Accanto a Quetti troviamo sempre Farinelli, il responsabile della sezione scientifica, a volte qualche collaboratore e anche numerosi personaggi secondari che l’ispettore incontra durante le sue indagini.
E qui devo per forza fare una nota. Ho già evidenziato questo talento dell’autore negli altri suoi romanzi. I personaggi secondari sono incredibili, piccoli universi all’interno del racconto che coinvolgono quanto il protagonista. Sono così ben delineati e caratterizzati che basta leggere di una loro parola o gesto che subito hai davanti il quadro della situazione.
O almeno così credi perché poi, non dimentichiamolo, la sorpresa è sempre dietro l’angolo.

Non mi posso soffermare sui singoli racconti, anche se vorrei, perché mi dilungherei troppo, ma voglio indicare i miei preferiti. Nel primo libro sono stati due. “Il Branco” per il tema trattato dell’adolescenza e “Omicidio al Pub”, perché l’autore dà prova di quanto sia bravo a creare in pochissime pagine un caso poliziesco e una storia di soldi, potere e vendetta.
Nel secondo volume invece il mio preferito è “Corridoi Silenziosi” anche qui per la tematica trattata. Ma in tutti quanti ho apprezzato i piccoli messaggi che l’autore manda con i suoi scritti. Quetti è un uomo molto attento e sensibile e le sue considerazioni su ciò che sporca il mondo e l’animo umano fanno riflettere.
Riporto qui una frase dell’ultimo racconto che dà il titolo al secondo libro: “Marionette”.

“Il mio pensiero corse a Luisa, ennesima e ingenua vittima delle trame di un potere che corrode gli uomini e li spinge a manovrare i più deboli, come marionette di uno squallido teatrino.

Sullo stile di Diego Collaveri c'è poco da dire che non abbia già esposto in precedenza. Tuttavia non posso non sottolineare ancora una volta quanto siano coinvolgenti e dettagliate le descrizioni e le atmosfere che sa creare. Ti proietta nel mondo dell’ispettore, ne senti i profumi, i sapori, il calore del sole e il freddo pungente della notte, vivi la città e la vita del poliziotto, e percepisci sulla tua pelle ciò che prova il protagonista, persino la voglia della sua droga preferita: il fumo.

E allora perché se la lettura mi ha coinvolto così tanto, quel mezzo punto mancante nel voto? Colpa dell'editing. E questo non è certo un appunto per l'autore che so come lavora.
L'editing lascia a desiderare con errori grossolani che davvero non mi aspetto in una casa editrice. Oltre a refusi, ci sono molti accenti e apostrofi sballati, che disturbano qualche volta la lettura. Peccato, davvero. E' il modo peggiore per rovinare dei bellissimi libri.

In conclusione, consiglio sicuramente la lettura di queste brevi storie permeate da malinconia e amarezza ma anche speranza, fiducia e voglia di cambiare un mondo che a volte va troppo storto. Sono scritti molto bene, con un linguaggio adatto al genere e mai violento o volgare. Il protagonista è affascinante e gli omicidi appassionanti. Non sempre è facile capire chi sia l’assassino e il movente. Per fortuna ci pensa l’ispettore a guidarci verso la verità.
Attenzione però. In questi racconti c’è pathos, suspense, sentimenti e molto altro, ma non ci sono storie d’amore sdolcinate o lieto fine, non c’è avventura e non c’è azione. Quindi se non vi piace il genere non so quanto possiate apprezzarli davvero.

IL MIO VOTO:


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