venerdì 17 aprile 2015

Recensione: "Tanto è solo per Adesso"

Buongiorno! Sì, lo so. Sono un po' altalenante in questo periodo, ma gli impegni sono tanti e il tempo sempre meno. Però sono ancora qui e oggi riesco finalmente a pubblicare la recensione di un libro di cui vi avevo parlato qualche mese fa.
Un libro con una tematica molto attuale e delicata in cui, purtroppo, molti dei giovani di oggi (ma anche meno giovani) possono ritrovarsi: la precarietà sul lavoro con tutte le sue conseguenze.
E allora ecco cosa ne penso di questo romanzo di Alessandra Celentano, un'autrice alla quale faccio i miei complimenti per aver saputo cogliere i meccanismi psicologici e la devastazione emotiva, indotti dalla crisi economica del Paese e dalla mancanza di un lavoro stabile.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: Tanto è solo per adesso"
Autore: Alessandra Celentano
Genere: Narrativa Contemporanea
Editore: Youcanprint
Formato: e-book
Pag: 345 (formato kindle)

Link per l'acquisto:
AmazonKobobooks e nei principali book stores on line

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LA TRAMA:

Roma, maggio 2008. Martina ha 28 anni e lavora con un contratto a termine nella redazione di una rivista femminile. Allegra e un po’ svampita, fatica a scegliere un paio di scarpe o il gusto della pizza, ma ha le idee chiarissime sul suo futuro: vuole stabilizzarsi il prima possibile dal punto di vista economico e poi cercare una bella casa dove andare a vivere con Andrea, il suo fidanzato. Semplice, no? Ma niente va come previsto e ben presto la protagonista si trova a mettere i suoi vecchi progetti in standby e a convivere in un minuscolo monolocale (che proprio un delizioso e comodo nido d’amore non è), sbarcare il lunario come  freelance (che proprio facile non è), lavorare da casa (che proprio una gran pacchia non è) e invidiare le persone che se la passano meglio di lei (che proprio bello, come pensiero, non è). Per fortuna Martina ha dalla sua parte la fiducia in un futuro migliore, l’amore del suo Andrea e tre amiche sempre pronte a tirarla su di morale. Ma le basteranno questi presupposti per resistere a un presente sgangherato e sopravvivere al crescente crack di tante sue piccole e grandi aspettative?

Recensione:

Il titolo non è altro che un mantra che la nostra protagonista, Martina, si ripete per cercare di sopportare tutto ciò che nella sua vita non va secondo i programmi, prima di tutto, il dover vivere insieme al suo fidanzato in un appartamento di 35 mq.

Martina ha 29 anni e un lavoro precario, ma decide che è arrivato il momento di sperare nel futuro e fare un passo forse un po’ rischioso: andare a convivere e cercare di costruirsi una famiglia insieme ad Andrea, infermiere precario, ma ottimista e fiducioso nel domani.

Quello che si troverà a vivere sarà tuttavia ben diverso da ciò che si aspettava. In un Paese in crisi in cui le aziende chiudono e la disoccupazione diventa la normalità, Martina e Andrea, vedranno cambiare la loro vita e non nel modo in cui sognavano. Speranze e aspettative dovranno presto fare i conti con le bollette, la spesa, uno stipendio sempre più incerto.
Sacrifici, rinunce e sogni infranti metteranno a dura prova le loro convinzioni e il loro rapporto mentre quei 35 mq diventeranno il simbolo della frustrazione crescente della giovane ragazza. Riuscirà Martina a superare le difficoltà e vedere un domani per cui valga la pena lottare? A superare la disillusione e dare un senso alla propria vita nonostante l’incertezza nel futuro?

Ci sono delle cose del romanzo che mi sono piaciute davvero molto, altre un po’ meno. Proviamo ad andare con ordine.

La trama è molto interessante. L’autrice affronta uno dei temi attuali più scottanti e delicati: la precarietà del lavoro con tutte le sue conseguenze. Perché perdere il lavoro o essere precari, significa correre il rischio di vivere costantemente nella paura.
Paura di non potersi costruire un futuro, di non poter avere figli, di veder scorrere la propria esistenza senza averla iniziata a vivere. Queste sono i timori della protagonista.

Martina va a convivere piena di speranza, convinta che quel piccolo appartamento senza termosifoni, con un letto a soppalco, con una sola porta (quella del bagno), senza privacy, che la costringe a dover lasciare metà indumenti dai suoi genitori e con un mobilio racimolato tra parenti e amici, sia solo una soluzione temporanea. E’ sicura che in poco tempo le cose miglioreranno e lei e il fidanzato si potranno permettere una casa più grande e realizzare i propri sogni. Ma si sa, la vita non va mai come la immaginiamo noi e la nostra protagonista avrà un bel frontale con questa realtà.
Tuttavia lei non è l’unica. Le sue amiche Loredana e Giulia affronteranno problemi simili, così come gli amici di Andrea, Yuri e Elvis. Ognuno di questi giovani rappresenta una fetta dei ragazzi di oggi che ogni giorno si inventano un modo per rimanere a galla avendo più o meno successo.

Parliamo quindi di Martina. Dire che all’inizio l’ho trovata antipatica, egoista e superficiale alla massima potenza, è dire poco. A mio parere aveva lo spessore di un foglio di carta bianco. Una ventinovenne che si comportava e parlava come una sedicenne. Le sue più grandi preoccupazioni andando a convivere erano dover lasciare le sue scarpe preferite e non avere il posto per tutti i suoi prodotti di bellezza. Inutile dire che Martina cresce durante l’arco narrativo della storia, circa 4 anni.
La sua evoluzione è molto bella. La conosciamo ragazzina e la troviamo donna, consapevole di cosa sia superfluo e a cosa invece non si può assolutamente rinunciare per essere felici.
Alcuni suoi comportamenti non hanno riscontrato il mio gusto nemmeno alla fine, ma almeno ha guadagnato qualche punto nella mia stima.

Anche Andrea mi è piaciuto molto. Sfaticato nei lavori di casa come molti uomini, ma a parte questo… bella la sua fiducia, la voglia di rischiare e buttarsi nonostante tutto. Un ragazzo coraggioso che a volte può passare per incosciente ma che non lo è affatto. 
Lui e Martina rappresentano i due modi opposti di affrontare i problemi e di guardare al futuro: lei ne è spaventata e vede tutto buio, lui li prende come una sfida e scorge sempre la luce in fondo al tunnel.

Per quanto riguarda gli altri personaggi… l’autrice ha saputo tratteggiarli bene anche se il romanzo è scritto in prima persona col POV di Martina appunto. Tutti hanno il giusto posto nella narrazione e veniamo a conoscenza anche delle piccole storie parallele dei vari amici del cuore.

Ma quindi cosa non ha riscontrato il mio gusto in questo romanzo? Beh, diciamo che posso dividere la storia in due parti. Le prime 100 pagine le ho trovate un po’ lente, noiose, troppo focalizzate su particolari insignificanti quando invece avrebbero potuto trattare tematiche più importanti.

Ad esempio mi sarei aspettata di vedere lo stato emozionale di Martina andando a convivere con l’uomo che ama. La ragazza passa dall’essere una figlia a casa coi genitori, a divenire compagna e padrona di casa ed è proprio qui che mi è pesata maggiormente la sua superficialità. Ho capito l’intento dell’autrice di mostrare poi il suo cambiamento interiore, ma in questo punto ho comunque sentito la mancanza della sua introspezione psicologica.
E questo mi porta al secondo punto delle mie critiche.
Sebbene sia ben scritto e anche curato, senza errori o refusi, e presenti un buon vocabolario, lo stile dell’autrice è ancora un po’ immaturo facendo poco uso dello show don’t tell. Certe scene, certe situazioni, avrei voluto sentirle sulla mia pelle, viverle con la protagonista non “leggerle” e basta. Quando l’autore racconta e non mostra, si crea poca empatia tra lettore e personaggi; si vive la storia dall’esterno e non come se fossimo immersi nella realtà del romanzo.

Ma torniamo al discorso del dividere il romano in due parti. Dopo le prime cento pagine la trama acquista spessore e le tematiche diventano più profonde e interessanti. Forse un po’ dipende dal fatto che ho ritrovato fatti a me accaduti, sensazioni che ho vissuto in prima persona e quindi sapevo bene cosa provasse la protagonista, ma comunque sia questa è stata la mia impressione.
La seconda parte scorre via più velocemente, cattura maggiormente, ti invita ad arrivare alla fine senza fermarti. E così ho fatto io tanto da farmi dimenticare la prima parte del libro che mi aveva poco soddisfatto e una narrazione troppo raccontata. Insomma una partenza al rallenty che però, quando acquista velocità, si piazza in ottime posizioni.

Per il resto mi è piaciuta tantissimo la conclusione a cui arriva la protagonista, nonché il messaggio vero del libro che mi trova assolutamente d’accordo: ripetersi “tanto è solo per adesso” può essere d’aiuto in alcuni momenti, ma si deve stare attenti a non perdere di vista ciò che veramente si ha in quell’ “adesso” e non lasciarselo scappare. Perché vivere aspettando un futuro immaginario che forse mai arriverà può portare a ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. E questo non vuol dire rinunciare ai propri sogni, anzi, il contrario: cercare di realizzarli in ciò che si ha adesso. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, inutile aspettarsi che arrivi un mago con un colpo di bacchetta a sistemare tutte le cose storte e le ingiustizie.

Insomma, un romanzo che presenta, a mio parere e secondo il mio gusto, delle pecche stilistiche, ma che mostra tutte le potenzialità dell’autrice, che sicuramente sarà in grado, con l’esercizio e il tempo, di creare dei romanzi ancora più interessanti. Un romanzo che comunque consiglio, perché porta in sé belle riflessioni sulla società attuale e sulle paure che si trovano a vivere le generazioni odierne.

IL MIO VOTO:


L’AUTRICE:

Alessandra Celentano ha 35 anni e vive a Roma. È laureata in Lettere e lavora da anni come giornalista freelance nel campo dei magazines femminili (sia cartacei sia online). È stata, fra l’altro, collaboratrice dei mensili “Cosmopolitan” e “Glamour” e del portale “Style.it”. Attualmente scrive per il sito di “Vanity Fair”.“Tanto è solo per adesso” è il suo primo romanzo. 


CONTATTI:
celentano.sandra@gmail.com

1 commento:

  1. questo libro mi ha incuriosito fin da subito! è interessante la storia del mantra, bisogna vedere se nella realtà funziona, ma il messaggio che vuole dare mi sembra molto bello :)

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