martedì 21 aprile 2015

Recensione: "2 Geni, Pirandello e la Legge"

Non potevo mancare l'appuntamento con questo nuovo romanzo di Antonio Scotto Di Carlo. Amico, bravissimo autore, mente originale e creativa. Avrà fatto di nuovo centro con questa nuova opera diversa da tutte le altre ma in certi versi simile?
Ecco la mia opinione.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "2 Geni, Pirandello e la Legge"
Autore: Antonio Scotto Di Carlo
Genere: Narrativa contemporanea, romanzo breve, ironico
Formato: e-pub (prossimamente anche cartaceo)
Pag: 132 (formato kindle)

Link per l'acquisto:
Amazon, Kobobooks, Google Play e molti altri stores

Pagina Facebook:
https://www.facebook.com/pages/Antonio-Scotto-di-Carlo/727952230585880?fref=ts

LA TRAMA:

In una società in cui sono quelli capaci di mentire ad andare avanti, in una società strutturata su un sistema che avvantaggia tali furbacchioni, in questa società dove chi critica il sistema spesso ci sguazza anche, la tanto invocata Verità ha veramente qualche potere?

Il giovane Liberto è protagonista di un incidente stradale senza gravi conseguenze, ma lui e il suo amico Giosuè finiscono negli ingranaggi della Giustizia.

Riusciranno i due sempliciotti a districarsi fra gli ambigui grovigli dei Codici?
Dulcis in fundo, un racconto breve sulla ‘tenacia’ dei sognatori: La Parabola del Coglione.

Recensione:

“2 Geni, Pirandello e la Legge” è l’ultimo romanzo breve di Antonio Scotto Di Carlo e, come sempre, posso dire che l’autore è una garanzia. Garanzia di ottima scrittura, padronanza eccellente della lingua, storie originali, trame molto interessanti e riflessioni sulla vita. Perché sì, i romanzi di Antonio non sono mai solo delle storielle ma ci pongono sempre davanti ad alcuni aspetti della realtà. Che trattino di rapporti familiari, amore, sogni e speranze, musica e arte o, come in questo caso, gli effetti che la dura legge della vita ha sugli animi semplici, i suoi romanzi esplorano sempre ciò che nasconde l’animo umano, nel bene nel male.


Cominciamo quindi a parlare di questi due "geni", Liberto e Giosuè. Devo dire che mi ci sono riscontrata molto e purtroppo ne ho dato prova proprio in un recente incidente stradale. So quindi come in effetti possono andare queste cose ed è tutto vero. E’ così, tanto che a volte si ha la tentazione di smettere di credere nell’onestà, nella giustizia e nel senso dell’onore, ma non è facile.

E’ questo che si ritroverà ad affrontare Giosuè, il protagonista indiscusso del racconto. Questo ragazzo è un animo semplice, ingenuo ma estremamente onesto; convinto, nella propria purezza di vedute, che al mondo la verità e l’onestà sia tutto ciò che conta, e che queste virtù siano così potenti che nulla può sconfiggerle perché il bene trionfa sempre sul male. E’ un po’ come un bambino che vede il mondo ancora con occhi innocenti.
Purtroppo il nostro eroe, perché colui che ha ancora questa visione della vita nella società di oggi solo un eroe può essere, è destinato a svegliarsi presto da questo sogno incantato. Lotterà con tutte le sue forze per non farlo, farà di tutto per continuare a credere e sperare, ma ci penserà la Legge, con i suoi inghippi e manovre a distruggere le sue illusioni. E Giosuè ne verrà completamente stravolto.

L’amico Liberto, che invece rimane più sullo sfondo della vicenda, nella sua onestà sembra vivere meglio lo stato delle cose. Appare più disilluso, ma a ben vedere non è così. Ha in realtà quella rara dote che lo spinge a essere felice di ciò che ha, senza troppe pretese. Ha avuto un incidente? E’ vivo? Bene, allora è tutto a posto, non chiede né pretende altro. Ciò che conta è che può ancora raccontarlo.
E mentre all’inizio il lettore fremerà di sdegno per la sua arrendevolezza, piano piano si ritroverà a chiedersi se in fondo il suo sia l’atteggiamento più giusto. Insomma, meglio lottare per i propri diritti oppure meglio lasciar stare per evitare di infilarsi in ingranaggi strani e tortuosi che potrebbero anche rivolgersi contro di noi?

Difficile davanti a certe situazioni darsi una risposta. Verrebbe da dire: i propri diritti vanno difesi ad ogni costo e si deve combattere per far trionfare la verità. Ma sappiamo tutti che spesso la vita è fatta di compromessi e bisogna saper anche abbozzare, come fa Liberto.

Antonio Scotto ci offre quindi un altro spaccato di vita quotidiana ma lo fa con humor e ironia, spesso amara, ma ha la capacità di far sorridere anche quando ci sarebbe da piangere.

Potrei dire molto sul finale del racconto ma non posso farlo senza rovinare tutto, quindi starà ad ognuno di voi andare a scoprirlo e vedere cosa capiterà ai nostri due eroi.

Parliamo a questo punto degli altri due personaggi che tengono in piedi la trama: l’avvocato Lucio e il giudice. Il primo è il classico esempio di un uomo cinico e arrogante, ormai reso così cieco dalle acque torbide in cui si muove da non riuscire nemmeno a scorgerne la sporcizia. Per lui i tipi come Giosué sono solo sciocchi e persone da compatire.
Il secondo è un uomo che sa fin troppo bene quali siano i meccanismi della giustizia, che ha vissuto il fervore della gioventù e la stanchezza della vecchiaia, ma la cui coscienza non si è mai sopita del tutto. Nel suo caso è proprio vero che la vecchiaia porta saggezza. Quest’uomo subisce una grossa scossa dall’incontro con Giosuè. Ne rimane colpito e ammaliato e la sua riflessione sugli alti e bassi della propria vita come uomo di legge, integro e corretto, è davvero molto interessante e di un’onestà e limpidezza disarmante. Un bell’esempio di autocritica.

Anche qui l’autore ci invita a riflettere su noi stessi, sulla strada percorsa, su ciò che si è realizzato e come, su quanto di noi abbiamo sacrificato per arrivare dove siamo.

Ultima nota: il registro linguistico, o meglio i due registri linguistici. Da una parte una narrazione di un certo livello, con un vocabolario ottimo e adatto al tema trattato, uno stile fluido e impeccabile. Dall’altra i dialoghi che fanno uso di termini popolari, inesattezze, errori grammaticali, storpiature dialettali. Fantastica la credibilità di questi dialoghi e ancora più fantastico l’occhiolino autoironico che a questo proposito l’autore inserisce a un certo punto in un dialogo tra Giosuè e Lucio.

In conclusione un romanzo che consiglio assolutamente. Una riflessione ironica, interessante, originale su alcuni temi attuali e reali del nostro vivere quotidiano con lo stile e la bravura inconfondibile dell’autore che anche questa volta mi ha regalato delle belle ore di svago.

Vi lascio con una frase, una citazione che vi farà capire non solo il tema del romanzo ma anche un piccolo particolare del titolo:

“Mentire per far sì che la verità trionfi… pare una commedia di Pirandello”.

Un ultima cosa, prima di chiudere. Vorrei porre per un istante l'attenzione sul breve racconto inedito: “La Parabola del Coglione”, inserita a conclusione del romanzo.
Anche qui l’autore ci porta a riflettere sulla nostra vita, sui nostri desideri, su ciò che perdiamo di vista spesso per inseguire quelli che non sono sogni ma solo illusioni. C’è una sottile linea di confine tra cercare di raggiungere i propri obiettivi, realizzare i propri sogni e perdersi dietro a delle illusioni. Proprio su quel confine sta la differenza tra il “Coglione” di cui parla l’autore e il “Temerario” che crede e ha fede in se stesso e nelle proprie capacità e bisogna stare attenti altrimenti ci si può ritrovare dalla parte sbagliata senza nemmeno accorgersene.

IL MIO VOTO:


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