martedì 17 febbraio 2015

Recensione:"L'attesa"

Come promesso ecco qui con nuovi romanzi. Questo è davvero un piccolo tesoro che ho scoperto grazie alla sua autrice, Pamela Gotti. Vi avevo già segnalato il romanzo tre mesi fa e oggi son qui a raccontarvi le impressioni avute leggendolo.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "L'attesa"
Autore: Pamela Gotti
Editore: La Piccola Volante
Anno: 2013
Formato: 12,5x21 cm
Pagine: 182
Collana: Un'ora d'aria
Genere: Narrativa – Romanzo a cornice
ISBN: 9788897785057

Link per l'acquisto:
La Piccola Volante

Pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/Lattesa/620427554637004?ref_type=bookmark

Per contattare l'autrice:

LA TRAMA:

Penelope aspetta ogni notte che Lui arrivi e la liberi dalla sua prigione. Dal Padiglione A della clinica in cui è relegata e da cui ogni notte sogna di fuggire. Nel frattempo, vive e racconta. Inventa delle storie avventurose, ironiche, nostalgiche e vivide per Martina, la ragazzina che non vuole parlare. Oppure elabora ingegnosi piani di fuga con Eligio, il vecchietto del Padiglione C che ha girato il mondo per i suoi studi d'etologia. Delle volte si immerge a Valencia con Lola, la donna che ha perso il suo vero volto, nei ricordi del Passato Migliore ricco di passione e risate. E poi ci sono quella ficcanaso di Olga, Damiano con la sua sciarpa calcata sul naso, Ettore e la sua mamma Mangusta... L'attesa è un romanzo a cornice, in cui le storie dei personaggi e i racconti fantastici di Penelope convivono e si fondono in un'unica trama. Per dar vita a un ordito prezioso, microcosmo in cui si muovono tutte le vite che le pagine riescono, per un poco, a illuminare.
Dal romanzo “L'attesa”, l'autrice ha tratto una riduzione teatrale, dal titolo omonimo, in collaborazione con l'autore e regista triestino Gianfranco Sodomaco e la stessa è stata messa in scena per la prima volta dall'associazione culturale “La Macchina del Testo”, nel mese di maggio 2014.

Recensione:

Il titolo credo rappresenti al meglio questo romanzo. Penelope è una donna che attende Lui, vive per quel momento. Ogni notte si mette la sua camicia di seta e aspetta paziente sicura che Lui verrà a liberarla. Passa così le sue notti ma le sue giornate sono tutte meno che un’attesa. Le storie raccontate a Martina, gli spettacoli di Lola, i piani di fuga con Eligio, movimentano la sua vita all’interno di quella clinica per disadattati. Ma forse non è solo Lui che Penelope attende, forse aspetta solo il momento di trovare il coraggio di liberarsi dalla sua prigione, di smettere di aspettare per cominciare ad agire. Arriverà mai il momento per Penelope di uscire dalla sua prigione e volare via o farà come quell’uccellino che rimane in gabbia, nonostante la porta sia spalancata?

Penelope è la protagonista principale eppure ci vengono presentati anche gli altri personaggi con brevi capitoli a loro riservati. L’autrice ci fa entrare nelle loro menti ed è affascinante. Vedere come questi disadattati altro non siano che persone che vedono il mondo in maniera diversa, che però la società ben pensante e sana non accetta. O forse semplicemente le persone “per bene” non vogliono dedicare il loro tempo prezioso ad ascoltare e conoscere questi individui che percorrono il nostro stesso cammino ma su una strada diversa.

Penelope lo fa. Nella sua attesa, dedica il proprio tempo agli altri. Ha un’intelligenza pronta, è sveglia, vede e capisce cose che ad altri sfuggono. Non a caso è proprio lei a stringere amicizia con Martina, la ragazzina muta. Le racconta le sue storie perché sa che le piacciono e perché in fondo crede che la giovane abbia diritto di conoscere altro oltre quelle quattro mura.

E qui un altro elemento prezioso del romanzo. Le storie di Penelope. Sono come favole, un libro nel libro, piccoli universi paralleli alla storia principale. Magiche, evocative, fantastiche, istruttive. Delle piccole perle insomma.

Ma torniamo ai personaggi. Inutile dire che ognuno di loro è caratterizzato benissimo. Si vedono gli studi di psicologia dell’autrice. Ognuno è un microcosmo a parte, che interagisce con gli altri a formare un microcosmo leggermente più grande. Entriamo nelle menti di dottori, infermieri, e pazienti. Ne conosciamo i pensieri, le ambizioni, le gioie, le paure e le storie passate. Sembra di trovarsi insieme a loro dentro quella clinica. Damiano, Ettore, Eligio, Ada, il dottor Alberto, Olga e tutti gli altri, diventano compagni di vita quotidiana. Mi è piaciuto vederli prima con gli occhi di Penelope e poi scoprire come si vedono loro, come si raccontano e come vedono chi li circonda.
Il mio preferito? Damiano. Non so perché eppure ha suscitato subito la mia simpatia e forse proprio per questo il finale che lo riguarda mi è particolarmente piaciuto. Ovviamente non lo svelo. Questo è un romanzo da godersi pagina dopo pagina. Mentre lo leggevo non sapevo proprio come sarebbe andato a finire.

Lo stile dell’autrice è semplice, senza termini complicati ma adattissimo al tipo di storia. La lettura scorre via veloce, fluida. L’italiano è molto buono, ottima la padronanza linguistica. Nonostante il tema delicato, che l’autrice ha saputo trattare magistralmente, non annoia mai, al contrario, suscita interesse e verso la fine anche un certo pathos.


IL MIO VOTO:


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