venerdì 27 febbraio 2015

Recensione: "La Riconquista di Eden"

So che ho recensito da poco questo autore ma questa recensione è il mio regalo di compleanno per lui. Buon Compleanno Diego Collaveri!
Ma a voi poco interessa questo piccolo particolare e quindi parliamo dell'opera in questione.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "La Riconquista di Eden"
Autore: Diego Collaveri
Genere: racconto, fantascienza
Formato: e-book
Pag; 28

Link per l'acquisto:

Pagina Facebook:

LA TRAMA:

2247 – Il dottor Jonathan Barge guida la sua equipe nell’esperimento finale del progetto Eden: ricreare da una materia primordiale un pianeta vivente totalmente nuovo. Sulle spalle ha tutte le aspettative dei superstiti terrestri che, costretti ad abbandonare la Terra, vivono ormai da molti anni sulla stazione spaziale Esmeralda, così chiamata in onore della figlia del suo creatore Davison, il più grande genio che sia mai vissuto. Esistono però altri loschi scopi legati al risultato del lavoro del brillante scienziato e ben presto Jonathan si ritroverà a scoprire a sue spese la verità su quanto accaduto realmente alla razza umana.

Recensione:

Son passati 150 anni da quando gli uomini sono stati costretti ad abbandonare la e finalmente, grazie alla mente brillante di Jonathan, un nuovo pianeta potrà diventare la loro casa. Jonathan è sicuro di sé e del suo progetto. Tutto è pronto, gli esperimenti son positivi, serve solo un po’ di coraggio e di speranza e lui ha entrambi. Vede davanti a sé un nuovo futuro e una nuova vita, lontano da quella artificiale, seppur agiata, della stazione Esmeralda. Ma per ogni grande progetto ci son sempre grandi pericoli e rischi da affrontare finché lo scienziato si accorgerà di una cosa: la salvezza dell’umanità è nelle sue mani.

Rimango basita ogni volta che leggo un’opera di Diego Collaveri. Che fosse bravo già lo sapevo eppure la facilità con cui passa da un genere all’altro con perizia e conoscenza del genere, mi lascian sempre di stucco.

“La riconquista di Eden” è un racconto lungo di fantascienza e ha tutti gli elementi del caso: l’umanità esiliata dalla Terra dopo averne esaurito le risorse compromettendo con la civilizzazione e l’inquinamento la sopravvivenza del pianeta; la vita nello spazio alla ricerca di una nuova casa, intelligenze artificiali, androidi, razze aliene, teorie scientifiche per creare nuovi pianeti…
Eppure, nonostante i temi classici, ho trovato molta originalità oltre, come sempre, a tanta bravura nello scrivere. Magari io non sono un’esperta del genere ma i colpi di scena mi hanno sorpreso.

Lo stile semplice e diretto è perfetto per creare le atmosfere, le descrizioni rendono perfettamente l’ambientazione come ci si trovasse in un film, il vocabolario è adeguato al genere, la trama breve eppure ricca e avvincente. Insomma poche pagine ce ti tengono col fiato sospeso.

Di solito in questi racconti brevi, soprattutto se di fantascienza, in cui il mondo non è quello che conosciamo e la vita e le regole son diverse da quelle cui siamo soliti, un autore rischia di perdersi nelle descrizioni e spiegazioni di questo universo immaginario, penalizzando così una trama che risulta misera e priva di fondamento.
Qui non accade. Collaveri integra benissimo informazioni “di servizio”, sentimenti e azione, senza tralasciare il pathos.

I personaggi poi son costruiti benissimo, nella psicologia e nella caratterizzazione.
Jonathan mi è piaciuto molto. Uno di quegli uomini che, ce ne fossero di più, il mondo sarebbe un posto migliore. Calmo e paziente eppure determinato e sicuro di sé; leale, coraggioso, onesto, un uomo innamorato di ciò che fa, sia nella sfera lavorativa che privata. Molto dolce il rapporto con la moglie Karen. E anche lei una bella figura. Tenera e pacata ma decisa nel sostenere l’uomo che ama, fiduciosa in lui. Insomma un bel modello di rapporto di coppia.

Anche qui l’autore ha dimostrato la sua bravura nel trasmettere i sentimenti dei personaggi, nel creare empatia nel lettore con poche parole e gesti. Le speranze, le ambizioni, i dubbi, la gioia e il dolore, si vivono sulla propria pelle.

Persino il cattivo di turno, che compare per poche battute è inquietante e perfido.

Questo racconto ha solo una pecca. Non è un romanzo. Mi sarebbe piaciuto leggerne di più perché mi ero appassionata e mi è dispiaciuto arrivare alla fine, lasciata un po' in sospeso. Capito l'intento ma è un peccato.

Il messaggio poi che trasmette è affascinante e fa riflettere. Non parlo del discorso dello sfruttamento selvaggio delle risorse planetarie e dell’indifferenza delle persone fino alle estreme conseguenze, oppure del non arrendersi mai e lottare per i propri scopi. Sì, ci sono anche quelli ma qui mi ha colpito altro. Prima di tutto il fatto che l’uomo ha dentro di sé le conoscenze e la forza per crearsi il proprio futuro, sia nel macrocosmo della società che nel microcosmo della sua persona, deve solo aver il coraggio di provare. In secondo luogo il fatto che ognuno, nella propria individualità, è chiamato a dare un contributo per la salvezza di tutti.
Esmeralda funziona infatti grazie all’aiuto e al lavoro simbiotico di ogni singolo membro. Inoltre, Jonathan è il protagonista eppure non è il salvatore assoluto ma solo una guida che senza l’aiuto di tutta la colonia, non può far nulla.

In conclusione una lettura che consiglio, piacevole, affascinante e ben scritta. Una mezz’oretta da concedersi per evadere dalla realtà e nello stesso tempo fare quattro considerazioni sul proprio ruolo come individui nella società e nella vita personale.

IL MIO VOTO:


Nessun commento:

Posta un commento