sabato 10 gennaio 2015

Recensione "Anime Assassine - La Vendetta del Cigno Nero"

Ho letto e recensito da poco un altro romanzo della stessa serie ma la scrittura di Diego Collaveri mi ha conquistata e così ho voluto fare il bis con un altro dei suoi romanzi, romanzo che tra l'altro ho vinto in un giveaway ma che non esiterei neanche un minuto a comprare, visto tra l'altro il prezzo irrisorio. Anzi, credo sia uno di quei libri per cui sarei disposta a spenderci molto ma molto di più e venderlo a un prezzo così basso,  se l'autore mi permette questo giudizio, è solo uno sminuire un prodotto che vale al pari di autori bravissimi e famosi.
Ma passo a parlarvi del romanzo e di un altro caso dell'Ispettore Quetti.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Anime Assassine - La Vendetta del Cigno Nero"
Autore: Diego Collaveri
Serie: Anime Assassine
Genere: Noir, poliziesco
Formato: e-book
Pag: 216 (versione kindle)

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Amazon, Kobobooks, Google Play e altri stores

LA TRAMA:


Guido Quetti è un ispettore di polizia cinico, solitario e disilluso della vita, che quotidianamente affronta senza un perché la corruzione di una città violenta e decadente. Un giorno si presenta alla sua porta un volto del passato. Silvie Blake, famosa stilista di abiti gothic e amica d’infanzia, teme per la scomparsa di una modella a lei cara. Quetti, un tempo innamorato di lei, mette da parte il distintivo per seguire la ragazza nella sua città e nello strano ambiente in cui vive, animato da eccesi, divertimenti sadici ed estremi modi di essere. Il ritrovamento del cadavere dell’amica scomparsa lo porterà sulle tracce del misterioso serial killer noto come “il cigno nero”. Addentrandosi sempre più in quella realtà sconosciuta, l’ispettore si renderà presto conto che la chiave per risolvere il caso si cela proprio nei canoni che la regolano, ma il tempo incalza: tutti gli indizi sembrano indicare proprio Silvie come la vera autrice degli omicidi. Ma esiste davvero questo spietato assassino o è solo una trappola ben congeniata?

Recensione:

Quetti è alle prese con un difficile caso per aiutare una sua vecchia conoscenza: Silvia. La ragazza suscita in lui sentimenti contrastanti e mentre l’ispettore ritrova intatto l’affetto che li ha sempre legati, ponendolo davanti a una scelta che forse non è pronto ad affrontare, un assassino stringe il suo cerchio di morte intorno alle sue vittime. In una partita contro un avversario astuto, in una città estranea, Quetti si renderà ben presto conto che questo è il caso più difficile della sua carriera perché i sentimenti e le emozioni che prova, rischiano di appannare la sua lucidità. Alla fine di tutto però, forse non sarà l’assassino il vero nemico, ma le paure e le disillusioni dell’anima ferita e tormentata dello stesso ispettore.

Credo di essermi "innamorata" del personaggio dell’Ispettore Quetti: un po’ scontroso, un po’ burbero ma sotto sotto dolce e sensibile, leale, generoso e un vero gentiluomo. Uno di quegli uomini che prenderesti a schiaffi un giorno sì e uno no ma che non si può fare a meno di amare.
Diego Collaveri ha dato vita a un personaggio davvero incredibile, almeno per i miei gusti. Forse l’ultimo dei romantici e l’ultimo dei cowboy o forse solo un supereroe, di quelli che non hanno super poteri e che per questo lo sono ancora di più perché affrontano le ingiustizie, i pericoli e le difficoltà della vita con la sola forza d’animo, il coraggio e la determinazione di cui li ha dotati il buon Dio.
Parlando con l’autore di queste mie impressioni, mi ha detto: "non fare Quetti troppo buono perché non lo è".
Sicuramente, e ho avuto modo di appurarlo in un altro romanzo della serie, non è “buono” con il suo segretario né con i malviventi e sicuramente ha anche lui i suoi lati oscuri e i suoi demoni come ogni essere umano, ma io mi limito a questo romanzo e qui è questa l’impressione che ne ho ricevuto. Quindi il mio giudizio non cambia e che l’autore si metta pure l’anima in pace: qui il suo ispettore è un’anima buona.

Anche la protagonista femminile, Silvie, ha catturato tutta la mia attenzione. Una donna bellissima, forte e indipendente, che si è costruita la sua carriera da sola e senza scendere a compromessi in un mondo dove i compromessi sono all’ordine del giorno se si vuole diventare qualcuno. Una donna che ferita dalla vita nasconde le sue fragilità dietro una scorza dura e impenetrabile; ma queste fragilità ci sono e non possono non venire a galla, soprattutto quando il rapporto con l’ispettore farà emergere ricordi e sentimenti mai scomparsi che costringeranno la nostra Silvie a fare i conti col proprio cuore.

Molto bello il rapporto tra i due. Dolce e romantico ma anche frizzante e malizioso senza tralasciare qualche momento hot. Le battutine, le punzecchiature, i ricordi comuni di un passato sereno e spensierato in cui due giovani ragazzi credevano in un sentimento che sarebbe stato per sempre, un sentimento destinato a scontrarsi con i dolori che spesso la vita riserva. Una coppia davvero perfetta.

Quello che mi lascia sempre a bocca aperta di Diego Collaveri è la sua capacità di descrivere non solo il mondo in cui si muove il suo ispettore ma anche i personaggi. I loro sentimenti, le percezioni, la psicologia, i tormenti, la malinconia… sono personaggi a tutto tondo che ti sembra di riuscire a conoscere e toccare come persone vere. E non solo nei personaggi principali ma anche in quelli secondari o nelle semplici comparse. Spesso alcuni nemmeno arrivano a parlare. Semplici figure che si muovono nell’ombra a volte persino solo nei ricordi di qualcuno, eppure sono vividi e presenti come lo stesso Quetti.

Qui però devo fare una nota.
“La vendetta del cigno nero” è un romanzo molto al femminile, anche a causa dell’ambientazione. Essendo scritto con POV unico, queste donne sono viste sempre con gli occhi di Quetti che, diciamolo chiaramente, è molto sensibile al loro fascino. Basta leggere la scena in cui fa la sua comparsa Silvie. E’ incredibile. Ti sembra di essere lì, al posto di Quetti, sentire i tacchi sul pavimento, immaginare le movenze della donna, osservare la reazione dei poliziotti al suo ingresso e poi ritrovarsela davanti agli occhi. Per una come me per cui le descrizioni sono quasi inutili, che entrano da un orecchio per uscire dall’altro, questa è una vera magia.
Ma non divaghiamo. Come detto, non si tratta solo di Silvie. Ognuna delle donne presentate è particolare, diversa, tracciata in poche battute e talmente bene da rimanere impressa subito nella mente del lettore. Non è mai semplice riuscire a caratterizzare così tanti personaggi in un solo romanzo, senza correre il rischio di farli un po’ tutti uguali. Beh, Diego Collaveri non corre tale rischio.

E veniamo ora alla trama. Finalmente qui ho visto un’interessante e avvincente parte poliziesca, cosa che in “Anche tu te ne andrai” non era stato possibile essendo un romanzo che puntava più sulle emozioni e sulla malinconia che sul giallo.
Qui invece trovare il colpevole non è affatto semplice. L’autore ti guida in una direzione grazie alle sapienti riflessioni e deduzioni dell’ispettore per poi sbalzarti dalla parte opposta proprio sul più bello e quando credi di aver capito e rimani a bocca aperta, ecco che di nuovo tutto si rimette in gioco.

L’ambientazione scelta poi è particolare e interessante: locali trasgressivi, il mondo della moda, erotic model, bondage, dominazione e sottomissione… Di solito non amo molto questo genere di scenario ma qui è trattato con molta delicatezza e sapienza e non mi ha infastidito, anzi. Il tema comunque non è l’elemento dominante ma solo lo scenario in cui si trova a indagare l’ispettore. Le scene non sono mai forti né certamente volgari, forse ce ne è solo una leggermente più spinta ma ho letto libri non erotici con scene molto più estreme.

E a questo proposito altra piccola nota. Il romanzo è definito un erotico. Io assolutamente non lo definirei tale. Più che altro un poliziesco con un’ interessante e bellissima parte romance, un’atmosfera maliziosa e ammiccante che accompagna tutta la storia, qualche scena un po’ hot, ma non certo un erotico.

Che dire di più… Davvero intrigante. L’ho letto in un solo giorno e ci ho fatto le due e mezza del mattino incapace di smettere, ansiosa di scoprire l’assassino e vedere come andava a finire. Salvo poi rimanere orfana e abbandonata appena concluso. Proprio come mi era già successo per l’altro libro della serie.
Ho solo un piccolissimo appunto ma davvero una briciola in confronto a tutto il romanzo. Mi sarebbe piaciuto conoscere meglio due personaggi molto interessanti: l’agente di polizia Dario Rossetti e Nefertiti. Rossetti meriterebbe proprio un romanzo tutto suo.

In conclusione lo consiglio sicuramente a chi piace il genere. Con il suo stile vivido quasi da film, le descrizioni perfette, una scrittura ammaliante e un linguaggio diretto, conciso, assolutamente perfetto per il genere, Diego Collaveri è entrato di diritto tra i miei autori preferiti.

IL MIO VOTO:


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4 commenti:

  1. Non conoscevo questo libro e nemmeno l'autore, ma la tua recensione mi ha molto incuriosita...devo assolutamente metterlo in lista!

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    1. Deb, non te ne pentirai! Ci metto la mano sul fuoco.

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  2. grazie Manuela, bellissima recensione ^_^ che cosa può chiedere di più un autore?

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    1. Prego ma grazie a te. E se tu non sai che altro chiedere di più io da parte mia lo so: mi piacerebbe che tu continuassi a scrivere altri libri come questo, molti altri libri come questo. Di autori così bravi ne ho letti pochi.

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