domenica 28 dicembre 2014

Recensione:"Space Runners"

Questa sera lascio la parola a Federico Negri per la recensione dell'ultimo libro che ha letto. Si tratta del romanzo breve del giovane autore italiano Daniele Federico. Essendo un romanzo di fantascienza, genere che io mastico poco ma di cui invece il mio collaboratore è un appassionato lettore, mi sembrava più giusto che fosse lui a darvene un'opinione.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Space Runners"
Autore: Daniele Federico
Genere: Fantascienza
Formato: E-book
Pag: 94 (formato kindle)

Link per l'acquisto:
Disponibile su Kindle Unlimited

LA TRAMA:

Nove giugno 2234. La nave da ricognizione Mercury ritrova presso la galassia di Larterus una navetta monoposto di origine terrestre; al suo interno un essere umano criogenizzato. 

In un mondo in cui i sentimenti sono oramai dimenticati, il comandante Haven si trova faccia a faccia con Daniel, un ragazzo privo della sua memoria e proveniente da un'altra epoca. 

Le seguenti indagini svelano gli avvenimenti e lo scopo della missione "Space Runners" a cui Daniel aveva preso parte. Una missione che interessa al comandante molto più di quanto egli creda... 

Recensione:
ad opera di Federico Negri

Spacerunners di Daniele Federico è un racconto lungo, fantascientifico. Io sono molto amante di questo genere, perché mi ricorda gli anni dell'università, in cui ho letto tutto lo scaffale della biblioteca civica di Torino, dedicato ai maestri della fantascienza. Il racconto di Daniele si colloca esattamente in quel filone e in particolare nello stile identificato come "Epoca d'Oro", corrispondente agli anni '50 e '60.

La storia si svolge in un lontano futuro, dove un incrociatore stellare, alla ricerca dei limiti dell'universo, si imbatte in una minuscola navicella. Al suo interno, un uomo in stasi criogenica, Daniel Lewis, attende di essere salvato e riportato alla vita. Scopriremo che questo solitario pilota era stato inviato decenni prima in una missione simile a quella percorsa dal moderno incrociatore, denominata "Spacerunners" , e formata da piccolissime navicelle individuali che, a balzi successivi, dovevano raggiungere il limite esterno del cosmo. Dalle registrazioni e dai ricordi dell'uomo si scoprirà che lui è l'unico sopravvissuto di cento inviati. La nave che lo accoglie è guidata da un capitano sub-umano, un surrogato, che scoprirà attraverso la drammatica testimonianza dell'uomo giunto dal passato, quanto profondo sia l'universo che abita ciascuno di noi, altrettanto misterioso e inesplorato quanto le vastità cosmiche che lui si appresta a visitare.

Nel racconto sono presenti vari spunti interessanti, in particolare il dramma di Lewis, che trascina, come si apprende dai flashback presenti nel racconto, la sua amica Claire nell'impresa suicida di esplorazione, per poi pentirsi di non aver compreso quanto fosse prezioso il loro legame, rispetto alla volontà di riscatto che lui perseguiva.
Sia Lewis che Claire, come tutti i partecipanti alla prima missione Spacerunners, sono disabili, poiché le minuscole navicelle spaziali non potevano ospitare esseri umani completi, ma solo busti. Si intuisce anche che gli organizzatori di questa prima missione avessero sfruttato il desiderio delle persone menomate di vivere un ultimo attimo di fulgore, imbarcandoli in questa missione di esplorazione estrema, dalle probabilità di successo molto limitate.

Lo stile di scrittura ricalca quello di una trasmissione dati o rapporti, quindi non vi sono descrizioni o informazioni di contorno, ma esclusivamente dialoghi, trascrizioni di eventi o vividi flashback, che si manifestano, si suppone, nella memoria di Lewis.
Il racconto si legge in una mezzora, è molto scorrevole, e questa modalità di esposizione è adeguata allo scopo e all'atmosfera militar-spaziale.
I personaggi sono interessanti, soprattutto Lewis e Claire, i veri protagonisti dell'azione.

Nell'insieme però ho avuto più l'impressione di uno spunto narrativo, di un prequel per qualcosa di più complesso, che di un'opera autoconclusiva.
L'idea che un uomo possa, alla fine della propria vita, rendersi conto delle tante occasioni perse, sacrificate sull'altare dell'ambizione e della smania di emergere, è profonda e svolta con cura. La lezione che apprende invece il surrogato umano è forse un pochino più affrettata e meno coinvolgente per il lettore.

In conclusione un racconto con delle buone idee, ben scritto e scorrevole, che però, secondo me, meriterebbe un'antologia o una contestualizzazione diversa, perché, come opera stand-alone, l'ho trovata un po' frettolosa.

Nessun commento:

Posta un commento