sabato 6 dicembre 2014

Intervista con Dominick Fencer, l'altra metà di "Black Hawk Day Rewind"

Poco tempo fa ho intervistato Baibin Nighthawk, autrice di "Black Hawk Day Rewind Fotogrammi di un Omicidio" (intervista QUI). Ma il romanzo è un lavoro a quattro mani e quindi oggi sentiamo l'altra metà: Dominick Fencer.
Anche lui, molto gentilmente si è reso disponibile al mio solito interrogatorio.

Innanzitutto vi ricordo il romanzo

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Black Hawk Day Rewind Fotogrammi di un Omicidio"
Autori: Dominick Fencer e Baibin Nighthawk
Genere: Tecno spy thriller
Formato: e-book e cartaceo
Lingua: italiano e inglese

Link per l'acquisto:
AmazonKobobooksSmashwords

Per altre informazioni:
(versione italiana)
http://blackhawkdayrewind-it.weebly.com/ 

(versione inglese)

LA TRAMA:


Il personaggio principale di “Black Hawk Day Rewind Fotogrammi di un omicidio” è Mark Savannah, agente sotto copertura dell’Intelligence Britannica, bruciato dalla sua agenzia e braccato dal suo stesso passato. 

Mark, obbligato alla fuga e a nascondersi per sfuggire ad Anaïs, la “sniper” reclutata per ucciderlo, scopre che le attività di una società di biotecnologie, diretta dal colonnello Reed della CIA e specializzata in trapianti di tessuto neurale su pazienti civili e militari, nascondono in realtà un progetto deviato in grado di compromettere la sicurezza internazionale. 




Mark, per potersi riappropriare della propria vita e della propria libertà, è costretto a fermare i piani del colonnello Reed a qualsiasi costo.

Ciao Dominick...

Alcune domande saranno uguali a quelle della tua collega, altre… leggermente diverse.

1-Iniziamo dal principio. Ho visto che oltre ad essere scrittore fai molte altre cose, tra cui il consulente aziendale, il pilota (volo sportivo), tanto per dirne una. Ti va di parlarci un po’ di te?
Ho un background scientifico e per più di 20 anni mi sono occupato di progetti di sviluppo nel settore della ricerca e health care. Il modus operandi di queste attività ti obbliga a mantenere un continuo livello di aggiornamento sulle applicazioni e sulle tecnologie che vengono sviluppate e introdotte. Questo ha un impatto importante su alcuni temi che insieme a Baibin affrontiamo nei nostri libri. Il volo è invece una passione che nasce dall’infanzia, sono uno di quelli che sognava di volare durante la notte J. Mi sono avvicinato al volo prima con il parapendio, un volo che regala delle sensazioni incredibili ma difficili da trasferire a chi non lo ha mai provato, e poi ho iniziato a volare a motore sugli ultraleggeri… e in effetti Savannah, uno degli alias che abbiamo dato al personaggio principale di Black Hawk Day Rewind, è anche il nome di un ultraleggero biposto prodotto in Italia J

2-Come si “incastra” la scrittura in tutto questo? Che spazio ha nella tua vita. Che cosa rappresenta per te. Inoltre… hai un clone? Dove trovi il tempo di fare tutto?
Diciamo che, finché non ho conosciuto Baibin, ero uno scrittore in erba J. Nel cassetto avevo alcuni racconti, del genere techno thriller, di cui non ero però soddisfatto. Avevo letto diversi racconti di Baibin, che di tutto scriveva tranne che techno thriller, e ne ero rimasto entusiasta. Allora l’ho pungolata a cambiare genere… e da lì è nato il sodalizio per il primo techno spy thriller che abbiamo pubblicato lo scorso anno. La scrittura è un mezzo per materializzare le avventure che si affacciano nel nostro pensiero, che viviamo o abbiamo vissuto. E’ un momento importante per poter condividere con gli altri le emozioni ed è anche un momento di grande impegno. Purtroppo non ho un clone… ma visti gli sviluppi delle biotecnologie chissà che a breve… J A parte gli scherzi riesco a seguire diverse attività proprio grazie alla tecnologia. La virtualità, le applicazioni ICT e la rete ti permettono di essere in posti diversi e di comunicare con continuità anche con persone che sono a migliaia di chilometri da te, inoltre la mobility di questi ultimi anni permette di organizzarsi con modalità di collaborazione che erano impensabili solo qualche anno fa.

3-E ora veniamo al nocciolo della questione. Il tuo libro: 'Black Hawk Day Rewind Fotogrammi di un Omicidio'. Secondo Baibin la colpa è tutta tua, sei tu che le hai chiesto di scrivere un thriller. Come mai? Da dove ti è venuta l’idea?
Io sono cresciuto divorando sin da piccolo i libri di autori sia dei genere thriller e sci-fi. Ho continuato a divorare libri anche quando mi sono specializzato in biochimica e per lavoro mi sono occupato di ricerca. Quando sempre per questioni di lavoro ho conosciuto Baibin, ho scoperto che lei aveva già pubblicato alcune sue poesie e racconti. Leggendo il suo stile ho intuito che lei aveva diversi elementi di metodo che a me mancavano e che unendo i nostri talenti avremmo potuto creare uno spy dinamico con elementi di techno thriller.

 4-Il romanzo è frutto di una collaborazione a quattro mani. La tua collega ci ha già detto come vi organizzate il lavoro. Io sono scrittrice e ammiro tutti quelli che riescono a scrivere a quattro mani perché io non ce la farei mai. Ci vuole molta sintonia, rispetto dell’altro, fiducia e credo che spesso bisogna scendere a compromessi. La mia curiosità quindi è: Discutete mai? Baibin ha fatto cenno a certi aperitivi…
Credo che, più che scendere a compromessi, vada identificato il valore aggiunto che ciascuno porta al progetto. Ed è quello che facciamo io e Baibin, ognuno dei due è conscio di quello che l’altro aggiunge in termini di valore al progetto. Più che discussioni abbiamo conversazioni sull’analisi di scenari legati alla trama e ai personaggi, ne parliamo per ore e a volte per giorni interi al fine di poter trovare la soluzione che soddisfi entrambi. Gli aperitivi sono la fase più “creativa” e… leggermente alcolica J quando ci sentiamo magari in un cul-de-sac nello sviluppo della story-line e abbiamo bisogno di un’ulteriore iniezione di creatività… e devo dire che funzionano a meraviglia J

5-Come mai hai/avete deciso di pubblicare con uno pseudonimo, sempre che tu voglia dirmelo. Conosco molti autori e lo pseudonimo è abbastanza diffuso per i motivi più svariati. Molti però lo fanno per paura di venir giudicati male perché purtroppo sembra che in Italia scrivere libri corrisponda a perdere tempo. Condividi? Qual è la tua motivazione? Non ti piacerebbe vedere il tuo vero nome su una pubblicazione?
La scelta è stata dettata da diverse ragioni. Dovevamo verificare sui lettori se il primo libro ideato e scritto a quattro mani fosse interessante o meno. Lo spy thriller è un genero più diffuso sul mercato anglosassone e quindi abbiamo deciso di pubblicare prima in Inglese per avere un primo feedback. Abbiamo in questo modo optato per lo pseudonimo per essere più coerenti con il genere e la lingua del libro. Inoltre sia io che Baibin siamo piuttosto attenti alla privacy e preferiamo mantenere una separazione tra le diverse attività che facciamo.
Per quanto riguarda il fatto che scrivere corrisponda a perdere tempo penso che il problema maggiore non sia tanto la diffusione di questo modo di pensare, su cui non concordo, ma il fatto che in Italia si legga poco. In effetti guardando le indagini internazionali, come i risultati dell’ultima indagine PIIAC dell’Ocse, si resta sconcertati dalla bassa valutazione legata alle competenze in lettura degli Italiani che emerge dall’indagine.

6-Stessa domanda che ho posto alla tua collega. Secondo te quali sono i mali dell’editoria italiana e quali invece i pregi?
Penso che il problema dell’editoria italiana sia legato alla scarsa attenzione all’innovazione (un problema generale dell’Italia e non solo dell’editoria italiana; basti pensare ai ritardi strutturali che ha accumulato il famoso progetto nazionale legato all’agenda digitale). Non per nulla il mercato del libro elettronico in Italia ha un market share del tutto risibile. Inoltre la frammentazione del mercato non aiuta a raggiungere la massa critica che viceversa è necessaria per poter competere a livello internazionale.
I pregi sono legati alle indubbie competenze di molti professionisti che lavorano e operano nel settore e che sovente sono poco valorizzati.

7-Il romanzo è auto pubblicato. In un momento in cui fervono le discussioni tra chi è contento di essere uno scrittore self e di autogestirsi in tutto e chi invece sogna di arrivare nelle librerie, tra chi accusa le auto pubblicazioni di essere spesso spazzatura e coloro che invece accusano le case editrici di non voler più investire in autori emergenti e comunque di seguire solo un mercato commerciale di romanzetti rosa e/o erotici, qual è il tuo pensiero e la tua esperienza?
I mercati stanno subendo, non solo a livello nazionale, cambiamenti radicali. Auto pubblicare da un certo punta di vista è semplice, esistono piattaforme user-friendly dove con una discreta facilità è possibile pubblicare in tempi ridotti la propria opera. In realtà un progetto di pubblicazione, sia fatto in completa autonomia sia fatto con alle spalle una casa editrice, è un progetto complesso e che richiede entusiasmo, professionalità e un grosso impegno. Il libro, come tutti i prodotti, richiede un’attenta gestione del marketing mix e, da un certo punto di vista, comprendo che le case editrici siano restie a investire su autori emergenti. Certo che, d’altro canto, non investire in autori emergenti è come non investire in ricerca e sviluppo… non ci si può dunque lamentare se dopo qualche anno non si hanno più prodotti innovativi da lanciare sul mercato.
La nostra impressione, anche rispetto all’esperienza che al momento abbiamo maturato, è che ci sarà una maggiore segmentazione del mercato (generi) e che i rapporti tra i vari players del settore (autori, editori, distributori, agenzie…) evolveranno di conseguenza. Penso che assisteremo a progetti che seguiranno le linee operative classiche con il coinvolgimento della casa editrice, altri in cui gli autori sceglieranno di auto pubblicarsi o si assoceranno in gruppi di auto pubblicazione o in piccole case editrici virtuali... sarà un futuro quindi pieno di novità e sicuramente interessante J

8- Ti piacerebbe scrivere un romanzo tutto tuo?
Per il momento ti direi di no… mi mancherebbe l’alter ago con cui confrontarmi. Da soli si rischia di innamorarsi di un’idea, di un personaggio o di un plot e di rimanerne imprigionati. Essere in due aiuta ad essere meno auto-centrati e questo si riflette, a mio modo di vedere, in maniera positiva sul romanzo.

9-Lasceresti perdere il tuo lavoro per buttarti totalmente nella scrittura? Lasciando perdere considerazioni di ordine economico, se potessi, passeresti il resto della tua vita a scrivere storie?
Potrei rinunciare al lavoro per scrivere… ma di sicuro non potrei rinunciare a volare J

Ti ringrazio molto per la tua disponibilità. E grazie per aver soddisfatto le mie curiosità.

Grazie a te Manuela, è stato un piacere.

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