sabato 1 novembre 2014

Intervista in compagnia di Dario Carraturo e del suo humor

Dopo aver letto il romanzo "VideoGame" di Dario Carraturo (recensione QUI), ed esserne rimasta piacevolmente colpita, ho deciso che volevo saperne di più di quest'autore italiano che è riuscito, con il suo libro,  a farmi ridere come non mi succedeva da tempo.
Ed ecco quindi che il "poverino" è caduto nella trappola di concedermi un'intervista ritrovandosi bersagliato di domande, come al solito. 


1-Ho letto il tuo libro “VideoGame” e ciò che più in assoluto ho apprezzato è stato l’umorismo. Non è facile fare ridere , soprattutto lo è meno del far piangere eppure tu ci riesci benissimo. Tu stesso sei così nella vita? Prendi ciò che ti accade col sorriso? Conosco autori che nella vita sono serissimi mentre nelle loro opere fanno piegare in due dal ridere, altri l’esatto opposto. Tu invece fai parte della terza categoria, quelli che sono così, come traspaiono dalle loro creazioni?
Come sempre la verità sta nel mezzo. Potremmo dire che  sono un po’ entrambe le cose (sarà che sono dei gemelli quindi qui dentro siamo in due). Tendo a scherzare su tutto, faccio battutacce anche nei momenti meno opportuni e, spesso, chi non mi conosce bene, non riesce a capire se sto parlando sul serio o se sto scherzando perché ho la spiazzante capacità di affermare  le cose più assurde con assoluta serietà. Per contro, sono molto irascibile e perdo facilmente la calma. Il “velo rosso” che affligge Sergio [il protagonista di VideoGame] è realmente una caratteristica della mia famiglia. Posso passare con estrema facilità dalla modalità  smile  ;-)    a quella big trouble >:-o . In "VideoGame" ho senz’altro condensato tutti gli aspetti più comici e paradossali del mio carattere, ma sono abituato a essere abbastanza camaleontico, almeno nella  scrittura. Mi piace passare da uno stile di scrittura all’altro esplorando un po’ tutti i generi letterari… anche allontanandomi molto da ciò che sono realmente nella vita.

2-Autore, Storyeditor, insegnante… quali di queste cose ti piace di più fare? Va bene che riguardano tutte la scrittura, ma ce ne è una che prevale sulle altre? Se dovessi rinunciare per sceglierne solo una, lasciando da parte l’aspetto economico, quale sceglieresti?
Probabilmente sceglierei di fare il musicista. Sono anni che ci provo senza successo perché suono e canto in modo davvero orribile. Scherzi a parte, come tu stessa sottolineavi, sono tutte facce di una stessa medaglia (una medaglia a tre facce?) e tutto ruota intorno alla stessa cosa: raccontare storie. Questa è l’unica cosa di cui non potrei mai fare a meno… il racconto è parte di me e lo sarà sempre.

3-Domanda che ti avranno fatto mille volte ma di cui io non conosco la risposta per cui, abbi pazienza e soddisfa la mia curiosità. Quali sono i tuoi modelli letterari e non di riferimento?
Cerco di non averne. Il modello letterario è una cosa pericolosissima perché rischia di diventare il tuo padrone senza che neanche te ne renda conto. Quindi cerco, faticosamente, di essere il modello letterario di me stesso pur avendo, ovviamente, un’ammirazione sviscerata per un gran numero di autori ai quali riconosco il merito di avermi formato, più come persona che come scrittore, o di avermi intrattenuto piacevolmente in tutti questi anni. Così  a braccio, posso citare Tolkien (al quale devo il mio amore per il fantasy), Calvino, Quenau, Gaiman, Coe, Omero… e potrei continuare per svariate pagine. A tutti loro dovremmo aggiungere anche molti registi, sceneggiatori e autori di fumetti, perché comunque, penso inevitabilmente per ogni autore – o per lo meno per me è così – la scrittura di un romanzo non è più solo una questione letteraria bensì un fenomeno creativo trasversale che viene influenzato da milioni di sollecitazioni diverse.

"Gremlins" 
4-Parlaci del tuo libro. Da dove ti è venuta l’ispirazione per la storia? Perché un fantasy umoristico e perché metterci dentro i personaggi mitologici? Sei un appassionato? Ti riconosci in qualcuno di loro?
Per rispondere a questa domanda avrei bisogno di mezza giornata. Cercando di sintetizzare ho avuto l’idea di VideoGame più o meno trent’anni fa, ispirato in parte dal film Gremlins e in parte da un episodio di Lamù. La prima parziale stesura del romanzo è rimasta sepolta in un cassetto fino a che il mio primogenito non l’ha disseppellita, letta e preteso che  ne scrivessi la fine. E… sì, sono un grande appassionato di mitologia ed è proprio per l’amore che nutro nei confronti del “mito” in tutte le sue forme che mi sono preso la libertà di giocarci in questo modo solo apparentemente irrispettoso. Quanto alle somiglianze… direi di aver implicitamente già risposto a questa domanda parlando del “velo rosso”.

5-E a questo punto voglio sapere quale, tra tutte le tue creazioni, è il personaggio che preferisci e perché.
Quello che devo ancora scrivere e che, al momento, è solo una nebulosa possibilità all’interno della mia testa…

6-“VideoGame” non è la tua prima opera. Hai scritto anche un romanzo di fantascienza “Le Lacrime della Terra”, edito da Tilapia Edizioni ma attualmente esaurito. So che hai dei progetti per ripubblicarlo e so che essendo il tuo primo romanzo devi esserci parecchio affezionato. Parlacene un po’. Trama, personaggi, non temere di dilungarti. Sono curiosa.
Le Lacrime della Terra è l’esatto opposto di VideoGame. Si tratta di un romanzo di Fantascienza dai toni cupi, oppressivi e violenti e quindi risulta brutale anche nel linguaggio. Epico e desolante al tempo stesso, mi è costato due o tre anni di lavorazione perché è un racconto corale molto complesso che richiede anche un certo investimento in termini di “fiducia” da parte del lettore che, soprattutto nelle prime 80-100 pagine, viene catapultato in un universo sconosciuto e con una moltitudine di personaggi che si alternano spesso freneticamente, in modo solo apparentemente casuale. L’ho concepito e scritto come un film, con un approccio molto “visivo” e vivido, e svariati capitoli sono studiati proprio come se si trattasse di frenetici montaggi cinematografici. Purtroppo all’epoca della pubblicazione ci sono stati un po’ di problemi relativi alla distribuzione e il romanzo non ha avuto la diffusione che avrei sperato, ecco perché adesso, a distanza di sette anni, col cartaceo ormai introvabile, ho deciso di trasformalo in ebook per renderlo di nuovo disponibile. Sette anni sono tanti e quindi ne sto approfittando anche per apporre qualche leggera mdifica qua e là in linea con il seguito… (sì ci sarà anche un seguito).
Mmmmh… per quanto riguarda la trama, trattandosi di un’avventura corale è molto difficile fare una sintesi che non risulti fatalmente confusa. L’azione si svolge parallelamente tra la Terra, Marte, lo Spazio Esterno, Le Colonie e la Realtà virtuale. Si parla di mutanti, pirati, multinazionali, cyborg ed entità puramente virtuali e, volendo trovare un filo conduttore all’intera vicenda, potremmo dire che tutti i protagonisti sono prigionieri di qualcosa:  del passato, dei propri sbagli, dell’orgoglio, del desiderio di vendetta…

7-Visto che non sei un ragazzetto alle prime armi (era un complimento, lungi da me darti del vecchio, ah ah ah), che hai un curriculum di tutto rispetto, mi piacerebbe sapere da te come giudichi questo mercato editoriale fatto di autopubblicazioni, di cartacei e e-book, di piccole e grandi case editrici, di noti nomi dell’editoria che fanno scouting sulle classifiche degli store.
Beh il self publishing è al tempo stesso una grandiosa opportunità e una calamità naturale. Il lato positivo è che chiunque ne abbia la voglia può pubblicare la propria storia. Il lato negativo è che chiunque ne abbia la voglia può pubblicare la propria storia. Mi spiego. Il grande problema dell’editoria contemporanea è che per uno sconosciuto non è sempre facile arrivare alla pubblicazione. Il collo di bottiglia che separa l’autore dall’editore è molto stretto ed è facile strozzarcisi. A causa di questo problema tanti romanzi potenzialmente ottimi non hanno mai visto la luce. Col Self publishing il collo di bottiglia scompare magicamente. Improvvisamente ecco un canale atraverso il quale, a costo zero, l’autore esordiente può raggiungere direttamente l’entità a lui più cara: il lettore. Evviva evviva! Il problema è che questo canale ideale perfetto, è aperto a tutti anche a quelli che non dovrebbero scrivere. Adesso, io non voglio fare né lo snob né il prevenuto, ma è fuori di alcun dubbio che moltissimi libri autopubblicati siano scritti da persone che non solo non conoscono i rudimenti della grammatica, ma neanche le basi dello storytelling. E’ bene dire con fermezza a tutti gli aspiranti scrittori (e qui viene fuori quella parte di me che insegna) che la passione da sola non basta. Per scrivere bisogna studiare, e anche tanto, perché la scrittura è un processo faticoso che non richiede solo ispirazione ed estro, ma anche tanta tecnica. Quindi, in breve tempo il mercato è stato saturato da “millemila” romanzi selfie costituiti in buona parte da materiale scadente, riciclato e sconclusionato. In questo mare magum, gli autori realmente validi rischiano di scomparire, il collo di bottiglia che una volta era rappresentato dagli Editor delle grandi CE viene sostituito da un nuovo collo di bottiglia, quello del pregiudizio, e siamo di nuovo al punto di partenza. Però, forse sono solo io che sono un po’ pessimista…

8-Secondo te che cosa attira di più un lettore a comprare un determinato libro: cover, sinossi, il nome dell’autore… ?
Se sapessi rispondere a questa domanda probabilmente sarei in cima alle vendite ;-). Diciamo che probabilmente si tratta di una combinazione di tutti questi fattori e, soprattutto, di un astuto lavoro di marketing. Se riesci a creare una certa “reputazione” al libro o al suo autore, come si dice a Napoli “hai svoltato”.

9-Vedendo i tuoi post su facebook mi sembra che la tua mente sia sempre in fibrillazione e non si stanchi mai di creare. A che cosa stai lavorando, se posso chiedere?
A parte la riedizione de “Le Lacrime della Terra”, e a parte “Un Posto al Sole” per il quale noi autori dobbiamo realizzare l’equivalente di un film a settimana, sto scrivendo un romanzo corale intitolato “Mitologia di Harlan”. Si tratta in realtà di una via di mezzo tra il romanzo e la raccolta di racconti  (un po’ come “il tempo è un bastardo” di Jennifer Egan), in cui esploro la vita dei minatori del Kentucky attraverso la raccolta di finte testimonianze. Giocando un po’ col concetto di “tradizione orale” e con una moltitudine di personalità diverse, a volte grottesche, a volte drammatiche a volte comiche, sto cercando di disegnare l’affresco di una società in parte reale e in parte appunto “mitologica”, frutto di ricerche abbastanza approfondite sulla realtà rurale e operaia della contea di Harlan, ma anche di una mia personale visione di quel mondo.  L’incontro con le vivaci personalità di questi minatori un po’ surreali diventa quindi l’occasione per affrontare in modo semiserio temi quali il razzismo, l’omosessualità, la morte, la fede… alcuni dei racconti che comporranno questo lavoro sono già presenti all’interno del mio blog. Il tutto è nato in modo abbastanza casuale dall’ascolto di una canzone country/folk: You’ll Never Leave Harlan Alive, ma più mi addentro all’interno di questo mondo e più ne resto profondamente affascinato.

Ti ringrazio Dario per la tua disponibilità, gentilezza e simpatia. Devo dire che mi hai messo molta curiosità sul tuo primo romanzo. Credo proprio quindi che quando uscirà, me lo comprerò e leggerò subito in attesa della pubblicazione della "Mitologia di Harlan".

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