venerdì 21 novembre 2014

"Interrogatorio" a Diego Collaveri

Ho da pochissimo avuto modo di conoscere un autore molto particolare, per la sua simpatia, il suo eclettismo ma soprattutto per la passione che mette in tutto ciò che fa. Sto parlando di Diego Collaveri, musicista, sceneggiatore, regista, scrittore e molto altro. Io l'ho conosciuto grazie alla sua serie "Anime Assassine", il cui protagonista è il fantastico Ispettore Quetti 
Come poteva non scattarmi la curiosità di sapere qualcosa in più su di lui? Basta leggere il suo curriculum professionale per rimanerne affascinati.
E anche lui come tutti gli altri si è dimostrato più che disponibile a sopportare una delle mie interviste.
Ah, preparatevi! Ero davvero molto curiosa ^_^

L'Intervista

Avrai già fatto tante di quelle interviste che cercare di farti domande originali credo sia impossibile. Quindi mi regolerò come al mio solito, ti chiederò ciò che mi incuriosisce di te.
Iniziamo

1-Da piccoli si sogna sempre cosa si farà da grandi. Io, e guai a chi ride, volevo fare la macellaia, con mia madre che rideva a crepapelle ogni volta che glielo dicevo (chissà perché poi).
Qual era la tua aspirazione? Intendo intorno ai 5/6 anni, in quell’età dove si crede che tutto sia possibile persino essere morsi da un ragno radioattivo e arrampicarsi sui muri.
A differenza di chi sognava lo spazio, anch'io come te preferivo qualcosa di più semplice. Nel mio caso continuavo a ripetere che mi sarebbe piaciuto aprire un chiosco dove vendere liquirizia, semi di zucca e lupini. So che fa ridere, ma a me l'idea affascinava. Non ho mai avuto mire elevate, lo ammetto, oppure quel sogno che coltivi con decisione fin da piccolo; forse avrei dovuto, pare sia sintomo di determinazione.

2-Quando qualcuno ti chiede: “Cosa fai nella vita?” tu cosa rispondi e perché. Cioè, di cose ne fai tantissime che nemmeno riesco a ricordarle tutte e se tu dovessi elencarle credo che scriveresti un romanzo. Ma se ad esempio tu avessi un limite di tre risposte… E ovviamente queste tre risposte le voglio in ordine di importanza per te, così che posso capire la priorità che le attività della tua vita hanno nel tuo cuore.
Sai, è difficile rispondere a questa domanda, perché poi alla fine ad oggi non svolgo un'attività artistica come unico sostentamento lavorativo, quindi se rispondessi seguendo la priorità del mio cuore direi “sceneggiatore” o “autore”, ma non sarebbe veritiero in quanto come lavoro vero faccio l'impiegato, mestiere che non è assolutamente nel mio cuore ma d'altra parte avere una busta paga è la base per poter costituire una famiglia. Quindi rispondo che “mi divido tra l'impiegato e la scrittura”, lasciando intendere la molta importanza che do alla seconda. Mi piacerebbe tornare a fare lo sceneggiatore a tempo pieno, questo posso dirlo senza dubbi.

3-Purtroppo non ho avuto ancora modo di leggere nulla di tuo ma rimedierò prestissimo. La serie sull’Ispettore Quetti però mi incuriosisce molto. Ti va di parlarmene? Puoi dire tutto ciò che vuoi, quello che ti pare, dall’ispirazione ai personaggi, insomma quello che ti viene in mente. A briglia sciolta senza temere di dilungarti.
L'ispettore Quetti è, in definitiva, una specie di alter ego che mi porto dietro ormai da anni. In questo personaggio, e nel mondo che gli ho creato intorno, c'è una realtà estremizzata e portata al limite proprio per essere vissuta più profondamente, e forse è ciò verso cui mi sento tendere, anche se ovviamente non è realizzabile nel vivere comune. Alla fine non ci sono mai state pretese o altro, solo una gran voglia di intrattenere e lasciare col fiato sospeso. Amo i film noir del periodo classico di Hollywood e considero Humprey Bogart uno dei più grandi miti del genere, per cui mi sono sempre ispirato ai suoi personaggi e a quel genere di film, che adoro.

4- Questa è un po’ banale ma mi interessa molto la risposta. Se potessi entrare in uno dei tuoi libri e vestire i panni di uno dei tuoi personaggi, quale sceglieresti? E perché?
No, non la trovo banale, anzi, sai che non c'ho mai pensato? L'ispettore è sicuramente quello cui sono più affine e quindi vestirne i panni sarebbe più immediato, ma non so se mi piacerebbe poi fino in fondo perché si parla sempre di un qualcosa che non è né buono né cattivo. Preferirei essere un personaggio più da favola, tipo il mio maghetto dispettoso in “Il Signor Boganov e la città innevata”, che poi non è buono nemmeno lui, però ha più sfumature positive.

5-Fammi una citazione da uno dei tuoi libri, racconti, sceneggiature, tutto ciò che vuoi… ma voglio quella che in assoluto ti è piaciuta di più e perché ti piace.
E un’altra citazione da un libro, non tuo. Stesso discorso. Un qualcosa che ti è rimasto in mente e perché.
Questo è tratto da un lungometraggio intitolato “In Attesa di Volare”, scritto e diretto da me, che parla di un gruppo di quattro amici di trent'anni che ogni sera si ritrova nello stesso locale, che è un po' il loro luogo sicuro. Speranze, disillusioni e il crollo dell'ideale di un futuro che avrebbe dovuto essere fantastico ma che è diventato abitudine. Diciamo che affronta le diverse tematiche del crescere e del prendere coscienza di cosa è la vita. Questo passaggio mi sta particolarmente a cuore (tanto da riproporlo anche in “La vendetta de cigno nero”) perché è una sensazione reale, che spesso si è provata nei confronti della fine di un amore, di un'amicizia o anche di una semplice aspettativa da noi ritenuta importante. Nel film la troviamo al momento che uno di questi ragazzi, con autostima bassa e reputato da tutti il fallito, prende il coraggio a due mani e accetta l'invito di una bellissima ragazza conosciuta per caso, un tipo decisamente diverso da lui e dalle sue frequentazioni. Gli amici non mancheranno di mettere il dito nella piaga, sottolineando queste differenze, allora lui ribatterà dicendo di non esser nessuno per combattere l'immobilismo in cui vivono, ma almeno lui non perde la speranza come han fatto loro. Questa presa di coscienza scava un po' un abisso tra questi ragazzi che all'apparenza sembrano molto uniti, ma invece si rifugiano solo nella più sicura vigliaccheria comune, e questo fa sentire l'amico diverso, come se li avesse abbandonati alla loro condizione per il suo desiderio di qualcos'altro. “Lo guardammo andar via come si guarda il partner che ti ha appena lasciato, con tante, troppe domande in testa, e lo sguardo che si perde all'aumentare della sua lontananza da te, con la consapevolezza che qualcosa è cambiato... finché non sparisce, e tu continui a fissare quel punto ormai vuoto”.
Per l'altra citazione, se mi permetti, invece di un libro mi affido a uno dei miei film preferiti che è “La vita è meravigliosa”(1946) di Frank Capra con James Stewart: “La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest'uomo non esiste, lascia un vuoto.” Trovo un significato davvero profondo in questo concetto, come in tutto il film, riguardo ai rapporti interpersonali e ai legami che siamo capaci o meno di creare. La ricchezza di una persona passa indubbiamente dal valore che da e riceve dagli altri, e tutto è magistralmente riassunto nella frase finale del film: “Caro George, ricorda che nessun uomo è un fallito se ha degli amici”.


6-Hai da poco avviato un’iniziativa di cui ho parlato anche qui nel blog: Un Libro per un sorriso (per saperne di più cliccare QUI) Una bellissima iniziativa benefica. Come ti è venuta l’idea e soprattutto perché. Perché proprio quell’associazione perché non dare i soldi alla ricerca sul cancro o ai non vedenti o alla lotta all’AIDS, agli anziani… insomma hai capito.
Questo il romanzo i cui proventi
sono destinati ad una ONLUS
che si occupa di bambini in Etiopia
La scelta di supportare una onlus che aiuta i bambini indigenti etiopi nasce dal fatto che sostengo questa associazione da anni e attraverso loro sono un papà a distanza. Il giorno che mi assunsero, nell'azienda dove attualmente sono impiegato, decisi di fare questo passo, non so nemmeno perché ma sentivo che era giusto. In questi anni, tra l'altro, pochissime persone erano a conoscenza di questo, perché non mi è mai piaciuto sbandierarlo essendo una cosa molto personale. Ho deciso di parlarne al momento in cui ho creato questa iniziativa, che è figlia di una mia rottura con il mercato editoriale in generale. Troppi autori che pongono solo sé stessi al centro di tutto, mentre l'opera è relegata solo a un prodotto che ha lo scopo di portargli visibilità. Un mercato saturato da libri scadenti, zeppi di errori. L'ho vissuto come una mancanza di rispetto nei confronti di questa forma d'arte e di tutti quelli che hanno elevato la scrittura a qualcosa di significativo. Bada bene, non sminuisco il mero intrattenimento, anzi, però ribadisco che alla base ci devono essere delle capacità che purtroppo tutti non hanno. Il pressappochismo del tutto italico di dire “che ci vuole, lo faccio anch'io” svilisce il valore dello scrivere. Aggiungi a questo l'altro grande male umano, cioè il “tutto e subito” che mal si sposa con attività che richiedono dedizione e studio. Allora l'idea di veicolare le mie capacità verso un ideale più profondo e benefico; ecco il motivo per cui ho deciso che tutti i proventi dell'ultimo libro, anche se non saranno cifre considerevoli, saranno devoluti a questa associazione per supportare il loro lavoro in Etiopia.

7-Che tu sia eclettico non credo vi siano dubbi. Ti destreggi egregiamente tra varie arti, con vari generi eppure immagino ci sia un qualcosa che mai, ma proprio mai proveresti a fare o a scrivere. Un genere letterario oppure un mestiere. Un qualcosa che lo senti così estraneo da te che dovresti usarti violenza per farlo e forse cederesti solo sotto minaccia di pistola alla tempia. Qual è questa cosa? Che cosa identifichi come la tua Crudelia Demon che è pronta a strapparti la pelliccia?
I miei due più grandi crucci sono non saper cantare e non saper ballare. Per cantare intendo avere una voce che spacca, perché intonati lo si diventa e da ex musicista professionista diciamo che non ho quel problema. Sono un appassionato di musical, settore dove ho lavorato per anni, quindi anche la danza ha per me una forte attrattiva, specie essendo un grande estimatore di Gene Kelly e del suo modo unico di ballare. Per fare queste due cose dovrebbero mettermi davvero una pistola alla tempia perché mi bloccherei dalla vergogna da quanto faccio schifo.

8-Hai avuto tanti riconoscimenti e tante soddisfazioni. Quanto tutto questo ti ha cambiato e quanto no? E non dirmi che non lo ha fatto perché non è possibile. C’è una verità della vita che non va mai dimenticata: tutto ti influenza, nulla ti determina. Quindi ogni cosa che ci accade, dal gattino che vediamo morto lungo il ciglio della strada a un figlio che allieta le nostre giornate ci cambiano anche solo in una piccola particella di noi. Se tu ti guardi indietro, cosa è cambiato di te e cosa è rimasto uguale. Sei più sicuro, sei disilluso, depresso, felice, soddisfatto e di contro sei rimasto umile, sognatore, appassionato, ottimista ecc… ecc…
Indubbiamente tutto questo mi ha cambiato. Oggi sono più sicuro di me, soprattutto riguardo alle cose che faccio, mentre prima invece non lo ero per niente e quindi tendevo a non crederci più di tanto. Forse se fossi maturato prima da questo punto di vista non so oggi dove sarei e cosa starei facendo, mi rendo conto comunque che la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti è essenziale per lavorare bene e accettare sé stessi. In tutto questo l'umiltà deve essere sempre alla base, senza lasciare però che questa zittisca il tuo punto di vista, che magari nasce da un'esperienza e un talento che altri non hanno.

9-Hai mai dovuto abbandonare un progetto per cause che non dipendevano da te? Se sì, come hai vissuto la cosa e come hai reagito?
Beh, ho dovuto abbandonare una carriera per cause che non dipendevano da me, cosa ben più pesante. Io nasco come musicista (chitarrista e arrangiatore). Fin da giovanissimo ho vissuto di musica e ben presto è divenuta la mia professione. Purtroppo poi ho avuto un problema fisico che mi ha impedito di continuare, cosa che oggi ancora rimpiango. Essendo sempre stato il mio modo di esprimermi vedermelo togliere così mi aveva completamente devastato. Ero allo sbando e avevo il terrore che non sarei mai più riuscito a dar sfogo a tutte quelle cose che avevo dentro. È una sensazione che non auguro a nessuno, come la frustrazione di chi ha perso un arto e quindi è impossibilitato a far certe cose, ma spesso ha la sensazione di sentirlo ancora. Un giorno però mi resi conto che prima di arrendermi avrei dovuto provare a fare qualcos'altro ed è stato la mia fortuna, perché mi ha permesso di scoprire altre mille cose che avevo dentro e che per pigrizia forse non avrei mai provato a fare. Questa esperienza mi ha sicuramente insegnato che ogni tanto bisogna anche buttarsi.

10-Credo che tu sia una delle persone più adatte per dare un consiglio a chi volesse intraprendere la strada della scrittura, romanzo o altra forma che sia. Cosa puoi dire a un esordiente? Cosa deve e non deve fare?
Il consiglio che spesso do è testare le proprie capacità e crescere con le critiche, accentandole sempre. Per quello che ho vissuto sulla mia pelle se c'è una cosa che non si deve fare è voler correre prima di imparare a camminare. Il desiderio di chiunque si avvicina alla scrittura è, come tutti, la pubblicazione del romanzo, ma questa non è una cosa che si improvvisa dall'oggi al domani se si è totalmente a digiuno di tutto. Bisogna leggere, e quindi avere una forte cognizione di cos'è un romanzo e come si sviluppa. Bisogna imparare cos'è una trama e cos'è un personaggio, più che altro come svilupparle; dato che questo viene anche con la pratica, è bene cominciare con racconti brevi, magari del genere preferito, e prendere la mano con lo scrivere. Sicuramente arrivati poi a questo punto i giudizi servono, per capire che direzione prendere. Fare orecchie da mercante perché non ci viene detto cosa vorremmo non serve a niente. I commenti di mamma e amici, sì, possono servire più come motivazione che altro, ma poi serve confrontarsi con altri autori e soprattutto con i vari concorsi a livello nazionale. Non bisogna certo demoralizzarsi, però sicuramente tutto questo è un termometro che serve a misurare le vostre capacità e va accettato. Dopo che si vede un certo riscontro costante del vostro modo di scrivere allora si può pensare a un romanzo, che sicuramente risulterà più maturo e solido che se aveste saltato tutti questi passaggi e l'aveste scritto quando vi è venuta l'idea di farlo.

11-La tortura è quasi finita. Penultima domanda
Con l’autopubblicazione, gli e-book, la convinzione che tutti possano scrivere e la ricerca disperata del successo di farsi un nome e sfondare, il mondo dell’editoria sta cambiando enormemente e in maniera non esponenziale ma logaritmica. Qual è il tuo punto di vista sull’argomento?
Il mondo editoriale era già malato di suo, adesso questi meccanismi lo mettono ancora di più in crisi. Dov'è, secondo me, il problema: nella qualità del prodotto. Se prima un esordiente valido aveva poche possibilità di emergere per via delle logiche imprenditoriali delle case editrici, che attenzione non sono il demonio ma fanno il loro lavoro/interesse in quanto aziende, l'autopubblicazione e il mercato ebook hanno offerto sicuramente molte più possibilità per queste persone di arrivare al pubblico, e ne abbiamo la prova con ottimi scrittori self che si son fatti conoscere e son stati notati dal mercato. Il rovescio della medaglia è che “chiunque” può immettere sul mercato ciò che vuole senza filtro qualitativo, e quindi assistiamo a una saturazione e a un collasso di valore dei prodotti, che alla fine si trascina dietro anche i pochi meritevoli disperdendoli nella massa. Dove sta l'errore? Ritengo da sempre che un autore, per X ragioni, non sia in grado di valutare oggettivamente la qualità del proprio lavoro, ecco perché è necessario un professionista che ne giudichi le possibilità. Ho sentito spessissimo persone, che si definivano scrittori, aver pubblicato in self dopo il rifiuto di decine di case editrici, in quanto “la loro opera non doveva essere negata al grande pubblico”. Questa è mancanza di umiltà, poco rispetto nei confronti della scrittura e soprattutto dei lettori, perché poi se sei abile a vendere fumo, con la promozione che oggi viaggia principalmente su web, riesci pure a piazzare un bel tot di copie, ma alla fine hai un'orda di gente insoddisfatta che si sente pure truffata.

12-Domanda d’obbligo, per la felicità di chi ti segue con affetto. Progetti futuri? Oppure hai già qualcosa in cantiere?
Progetti futuri tantissimi, tempo per realizzarli poco... quindi è necessario darsi una linea di lavoro da seguire. Sono entrato da poco a far parte dell'Associazione per lo Spettacolo, con cui ho l'opportunità di tornare a lavorare come sceneggiatore con nomi importanti. Editorialmente invece ho un nuovo noir, no dell'ispettore Quetti, in valutazione già da qualche mese e da pochi giorni ho cominciato a scriverne un altro che sarà quello su cui punterò di più per il prossimo anno. Non mi dimentico però di tutti gli amanti del fantasy che continuano a chiedermi il secondo volume di Le Pergamene di Ankor, che rassicuro. Le vostre aspettative sono molto alte, quindi devo star attento a giocar bene le mie carte per non deludervi. Per quanto riguarda l'ispettore Quetti è probabile che, dopo le fatiche di quest'anno, nel 2015 si prenderà una bella vacanza, ma anche questo lo staremo a vedere.

Beh, ti ringrazio davvero per la tua gentilezza e per il tempo dedicatoci.

Per chi volesse seguire Diego e avere altre informazioni su di lui e i suoi lavori


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