sabato 18 ottobre 2014

Recensione: "Il dio sordo - Mia immortale amata"

Mi ci è voluto un pochino, ma finalmente sono riuscita a leggere l'opera prima di Antonio Scotto Di Carlo, di cui già vi avevo parlato ad Agosto.
Passo subito a rinfrescarvi la memoria.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Il dio sordo. Mia immortale amata"
Autore: Antonio Scotto di Carlo
Genere: Biografia romanzata, Romanzo Storico
Data di uscita:2012
Pagine: 504 (cartaceo)
ISBN: 9788866185963
Editore: Youcanprint
Formato: e-book e cartaceo

Link per l'acquisto:
YoucanprintAmazon,  Kobobooks, e molti altri stores on line

Booktrailer:
https://www.youtube.com/watch?v=bAOPSTX-U58

Presentazione Radiofonica:
https://www.youtube.com/watch?v=uFBZ9u49lug

Attenzione! Il Romanzo ha anche un seguito: "Il Dio Sordo - IX"
e una edizione che contiene dieci estratti del romanzo: "Il Dio Sordo: 10 estratti"


LA TRAMA:
Il dio sordo – Mia immortale amata. La Musica è il destriero cavalcato dall'Anima per viaggiare nel Tempo. L'anima di un giovane del XXI secolo viene risucchiata indietro nel Tempo dall'irresistibile potere della Musica, finendo nel corpo di un coetaneo della Vienna del 1808. Qui il protagonista assiste al leggendario concerto in cui Beethoven presenta la sua Quinta, entrando poi nelle sue grazie fino a diventare il suo servitore. Attraverso di lui, sullo sfondo storico fine epoca-napoleonica/Restaurazione, viviamo le vicende di Beethoven: l'amore segreto, una donna che ha rapito il suo cuore ma che è ella stessa prigioniera di convenzioni e legami familiari; la passione per la Musica, dall’ispirazione che egli trova nella sua cara Natura, allo scrittoio dove forgia melodie e orchestrazioni, ai teatri dove a volte viene acclamato e altre deve fronteggiare la perplessità di un pubblico disorientato da una musica troppo precorritrice; l'inesorabile decorso della malattia, con improvvise speranze di guarigione e puntuali delusioni, fino alla struggente rassegnazione; i travagliati rapporti con la famiglia, tra gli attriti coi fratelli, l’odio “immotivato” per la cognata e l’amore incondizionato per il nipote, passando attraverso faide private e legali; e infine le sue paure di uomo, l’impotenza di fronte al Destino, la voglia di combatterlo e la speranza di vincerlo.

Recensione:


Secondo romanzo che leggo di questo autore ma in realtà sua prima opera. Conosciuto già il suo stile, la sua bravura e la complessità dei suoi personaggi e delle sue trame non avevo dubbi che mi sarei trovata dinanzi una storia incredibile. L’unica mia perplessità, se mai, poteva riguardare l’argomento trattato.

Il dio sordo è una biografia di Beethoven, non romanzata, come dice l’autore stesso, ma sceneggiata, poiché alcun fatto della vita del Maestro, è inventato. Un bel romanzo di 500 pagine che vanta pure un seguito e, per quanto mi piacesse Beethoven quando alle scuole medie mi facevano studiare musica, non ero sicura che una sua biografia avrebbe suscitato il mio interesse. Mi sono lasciata convincere dalle critiche entusiaste e positive e, appunto, sapendo di cosa l’autore fosse capace.
Beh, non me ne sono pentita affatto.

Una bellissima storia di amicizia, di devozione e abnegazione, ma anche di occasioni bruciate a causa dell’orgoglio, di tradimenti, conflitti e sofferenza.

Secondo libro su Beethoven.
Per chi volesse sapere... come va a "finire"
.
Il libro è scritto in prima persona e presenta inizialmente un giovane del nostro tempo, amante appunto di Beethoven. Durante un concerto, la sua anima viene risucchiata nel corpo di un suo coetaneo nel 1808 a Vienna e lì ha inizio a tutto quanto. Dopo il disorientamento, qualche difficoltà, senza conoscere la lingua, senza soldi, senza un posto dove andare, riuscirà a conoscere proprio il suo idolo divenendone persino il fedele servitore. Assisterà così, non solo alla prima esecuzione della famosa quinta sinfonia, ma vedrà con i propri occhi cosa significa essere un dio sordo.

E’ quindi attraverso di lui, i suoi pensieri e stati d’animo, che assistiamo alle vicende personali, professionali e sentimentali del Maestro. Conosciamo i suoi amori, le amicizie, i “fratelli”, i dolori, il carattere scontroso e orgoglioso ma anche capace di grande sensibilità e dolcezza, di comprensione e perdono; viviamo con il giovane i dolori di quest’uomo eccezionale, le speranze, le tragedie e le sofferenze, dalle pene d’amore alla malattia della sordità.
In tutto questo in realtà, il protagonista è come se scomparisse (basta dire che non se ne conosce nemmeno il nome), o meglio, ha la funzione di un microscopio che porta alla luce ciò che potrebbe sfuggire ad un occhio superficiale. Grazie a lui infatti conosciamo l’uomo Beethoven e il suo grande amore. E non sto parlando della sua dolce e sempre amata Pepi, la donna che gli spezzò più volte il cuore, ma l’unico amore che non lo abbia mai tradito: la musica.

L'autore riesce a presentare la musica in un modo molto originale e affascinante.
Come un maestro che sa spiegare un difficile concetto ai suoi piccoli alunni con parole semplici, con disegni o con un gioco, così Antonio Scotto, attraverso sensazioni e immagini, ci accompagna alla scoperta della musica di Beethoven facendola comprendere e amare anche a chi non è solito ascoltarla.
Ci fa provare la meraviglia dell’ascoltare i primi vagiti di ogni melodia, ci fa desiderare di vederne il compimento, ci fa fremere nell’assistere alla sua esecuzione e ci fa gioire insieme al grande compositore nel ricevere gli applausi.
Se in tutto questo ci soffermiamo sul fatto che Antonio Scotto non sia un musicista la cosa diventa ancora più strabiliante.

Incredibile quindi la ricerca, l’amore, la passione e l’impegno che stanno dietro questo romanzo. Impegno durato molti anni e che traspare da ogni parola.

Un altro romanzo dell'autore.
La sua recensione QUI
E forse è per questo che sono riuscita a leggerlo in tempo di record.
La storia scorre via veloce, nonostante la sua corposità. La padronanza della lingua, uno stile fluido e non troppo articolato, descrizioni non invadenti, atmosfere affascinanti e suggestive, scene romantiche delicate e commoventi, qualche colpo di scena che movimenta il ritmo… tutti questi sono gli ingredienti che rendono leggera e godibilissima una lettura che già dal titolo si preannuncia importante e ricca.
Inoltre, ma questa è proprio una caratteristica di Antonio Scotto, vi sono dei bellissimi passaggi di riflessione filosofica e psicologica, delle vere perle di saggezza sui rapporti sociali e sui meccanismi della mente umana.

Ho solo una piccola critica, che non può in alcun modo sminuire quello che posso considerare un bellissimo libro. 
I primi capitoli, quelli per intenderci ambientati nel nostro tempo, sono un po’ lenti e con un linguaggio e uno stile troppo ricercato; linguaggio che invece si rivela adattissimo per l’ambientazione nella Vienna del 1800. Una partenza a rilento quindi ma che ben presto si fa perdonare e soprattutto, il romanzo è così corposo che quei tre primi capitoletti si dimenticano presto.


In conclusione quindi io consiglio vivamente “Il dio Sordo” perché ne sono rimasta davvero sorpresa, ma devo mettere un NOTA BENE. Può essere un romanzo per tutti, perché non è complesso, anche se lungo, e grazie alle svariate vicende amorose narrate con semplicità e sentimento, può essere definito un romance storico più che una biografia, però richiede una certa sensibilità per essere compreso fino in fondo. Vi sono infatti tematiche e riflessioni importanti che non lo configurano come un romanzetto commerciale e la musica resta comunque un elemento importante anche se narrate con tale delicatezza da non farla diventare “prepotente”.

IL MIO VOTO:


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