sabato 25 ottobre 2014

Intervista: Jessica Maccario ci parla di sé

Conosco Jessica da un po' e proprio per questo, parlando, collaborando e condividendo con lei la passione per la scrittura, mi è nato il desiderio di farle qualche domanda. Ho approfittato quindi della recente uscita del suo ultimo romanzo ed eccola qui, in tutto il suo splendore. Ah ah ah.

Mettetevi comodi però, perché Jessica... beh, diciamo che si è lasciata prendere la mano e ha scritto, ha scritto, ha scritto...

1-Non ti chiederò come e quando hai iniziato a scrivere perché immagino che te lo abbiano chiesto già in tanti. Quindi partiamo non dall’inizio ma dal presente. So che ultimamente hai scritto molti racconti e che ancora ne scrivi. Come hai cominciato e cosa ti attira nei racconti?
Ciao Manuela, grazie per questo spazio! :)
È vero, sono tutti curiosi sulle origini della scrittura... ma mi fa piacere parlare anche un po’ dei miei racconti, parlo sempre dei romanzi. Dunque, penso di scrivere racconti da sempre. Anche se mi sono sempre impegnata con i romanzi, anche se non ho mai effettivamente pensato alla pubblicazione dei racconti prima di entrare in questo “mondo”, ho iniziato a scrivere racconti fin da molto piccola. Alle elementari mi piaceva particolarmente, ho delle agende piene di questi racconti fantastici di una decina di pagine... mi piaceva scriverli perché parto sempre molto entusiasta quando scrivo e questo entusiasmo vista la brevità del genere non si esauriva facilmente. Ho ripreso a scrivere racconti un anno fa, dopo la pubblicazione del fantasy. Il motivo principale è che avevo voglia di mettermi in gioco, per questo ho partecipato a parecchie sfide con altri autori; in più, penso che scrivere racconti aiuti molto a capire come gestire una storia; ultimo motivo, avevo voglia di trattare temi che non sempre vengono presi in considerazione. Mi piace l’idea di sviluppare un tema specifico nel racconto, non sempre con i romanzi ci riesco. Tuttavia, adesso ho deciso di rallentare un pochino con i racconti: ne sto pensando uno per una prossima sfida, ma ho detto di no a molte altre. Dopo averne inseriti dieci in antologie e siti vari, voglio dedicarmi un po’ ai romanzi...

2-Il tuo libro “Insieme verso la libertà” è stato scritto quando eri più giovane e lo hai tenuto per un po’ dentro un cassetto. Qual è stata la molla che ti ha fatto decidere di pubblicarlo e perché con una casa editrice e non da indipendente.
Sì, l’ho scritto durante le scuole superiori, quando non pensavo minimamente alla pubblicazione. L’unica interessata a leggerlo era la mia migliore amica e con lei discutevo a lungo dei personaggi. Poi l’ha letto il mio ragazzo e ho iniziato ad avvertire il bisogno di pubblicare qualcosa, più che altro per me stessa, per capire che potevo farcela. Ma quando ho mandato il file alle varie case editrici non ero per niente consapevole di cosa mi sarebbe aspettato... non avevo la più pallida idea di ciò che avrei dovuto fare e, non conoscendo nessun autore, non sapevo a chi chiedere. Chi mi ha spinto a provarci è sempre stato il mio ragazzo, anche se ne sapeva quanto me. Penso che l’input a crederci, a rendere più reale la prospettiva, me l’abbia dato Argeta (direttrice della Butterfly). Avevo cominciato a collaborare con una casa editrice per valutare i manoscritti, ma non avevamo grandi rapporti. Con Argeta (che era molto presente su facebook) invece ci sono state fin da subito discussioni e rapportami così con una direttrice già parecchio conosciuta mi ha permesso di vedere come funzionavano le cose tra i lettori e gli autori e di rendere appunto più concreta l’idea di pubblicare un libro. Ho capito che se volevo essere un’autrice avrei dovuto fare molto più di quello che pensavo... non basta semplicemente scrivere un libro per essere un autore, c’è un grande lavoro da fare per conquistare la fiducia dei lettori o anche solo per farsi conoscere. Ricordo benissimo quel giorno, quando vidi la locandina del concorso di Bibliotheka edizioni: la mostrai a tutti, pensando che sarebbe stata un’occasione unica per vedere se il libro piaceva. L’idea di poterlo pubblicare gratuitamente e di non dover aspettare anni per una risposta m’intrigava moltissimo. Avevo riflettuto sull’auto-pubblicazione ma pensavo di non essere in grado di gestirmi da sola: con il senno di poi, credo che abbia fatto bene ad aspettare per auto-pubblicarmi. L’esperienza con le case editrici, belle o brutte che siano, penso che siano utili a tutti!

3-Ora stai scrivendo il secondo episodio, puoi dirci qualcosa? Senza fare troppi spoiler, ma cosa riserva il futuro per Peter, Angelica e i loro amici?
In realtà l’ho scritto mentre aspettavo di pubblicare il primo fantasy, adesso è da rimettere a posto. Quest’anno mi sono concentrata sui racconti e sull’ultimo romanzo uscito, quindi l’ho lasciato un attimo da parte (chiedo perdono!!). Io che non faccio spoiler? :P ehm, ci provo. Allora, le vicende di Peter e Angelica procedono in parallelo ma s’intrecciano tra loro più avanti nel corso del libro. Peter come accennato alla fine del primo, parte con i genitori e i fratelli per la sua città di origine, Seaside Town, dove conosce una ragazza, Clarissa, che è legata al passato di sua madre (non è una figlia scoperta per caso, tranquilli!). Clarissa sceglie di seguirlo, perciò anche lei scopre l’esistenza delle creature del bosco... e in particolare di Malphas, per il quale prende una cotta stratosferica. Ma il loro rapporto di fuoco (eh, poi capirete perché lo chiamo così...) è in un certo senso speciale e su questo non posso proprio dire di più.
Angelica raggiunge l’abitazione della nonna, una donna un po’ particolare con un piano alquanto folle... mentre Peter parte nuovamente per una città che svelerà ai nostri amici le vere origini degli elfi.
In questo fantasy do importanza a personaggi che nel primo venivano appena accennati, come Galanìr, e ne introduco di nuovi, come l’anziano Nicolai, che avrà un ruolo decisivo. Anche i rapporti tra le varie creature cambieranno e i problemi ovviamente sono all’ordine del giorno ;)

4-E’ da poco uscito il tuo nuovo romanzo, “In Volo con Te”. Questa volta non è un fantasy ma un romance contemporaneo in cui affronti una tematica molto delicata. Tu sei una ragazza giovane, come mai hai voluto cimentarti in qualcosa di così particolare invece che dedicarti a un romance classico o a un chick lit, che ora come ora, vanno per la maggiore?  Come è nata l’ispirazione?
Ho sempre sognato di scrivere un chick lit, perché adoro leggerli e divertirmi, ma non credo di esserci molto portata. Questo romanzo trae ispirazione dai romance classici, perché la storia d’amore è centrale sia nel primo che nel secondo (anche se sono due amori molto differenti), ma non mi basta più parlare d’amore. In ogni storia che ultimamente sto scrivendo, affronto almeno un tema importante. Penso che la narrazione sia il percorso ideale per far passare i messaggi, ma ancor di più per consentire ai lettori di riflettere su temi che magari nella vita quotidiana sono distanti da loro. Qui il tema principale è quello della diversità, soprattutto per quanto concerne gli omosessuali. In questa storia il rapporto di Tommaso e Giulia è molto delicato, perché il loro legame è nato prima che lui avesse la piena consapevolezza della sua omosessualità e l’ambiente in cui ha vissuto l’ha sempre spinto verso l’eterosessualità. Anche con Giulia non ha mai voluto affrontare prima l’argomento, e questo ha fatto sì che nel suo cuore l’amore per lui si consolidasse, al punto da illudersi che i vari suoi amanti avuti nel corso degli anni fossero in realtà dei bisogni momentanei.
Per quanto riguarda l’ispirazione, l’omosessualità è un argomento di cui ultimamente si parla abbastanza, molto più di qualche anno fa. Non sempre in termini positivi, e questo spesso è dovuto soltanto al pregiudizio o alla paura del diverso. Quando sono andata a studiare a Torino, forse per la prima volta mi sono trovata di fronte a una realtà diversa: spesso incontravo coppie di lesbiche sui pullman o a scuola, e non riuscivo a capire perché dovessi considerarle diverse da noi. Eppure mi sentivo in imbarazzo perché vivendo in un paesino dove tutti spettegolano, dentro di me vedevo le occhiate storte della gente. E poi ho scoperto che persino nei piccoli paesi ci sono; che devono nascondersi, fingere di essere uguali agli altri; che vivono insieme alla moglie, e magari impiegano quarant’anni per trovare il coraggio di seguire il proprio cuore. La storia che ho inventato non mi è più sembrata così inverosimile.

5-Parlaci ancora di questo romanzo. Qual è il tuo personaggio preferito e perché, hai riscontrato delle difficoltà nella trama, hai fatto delle ricerche, insomma quello che vuoi.
Il personaggio a cui ho voluto dare più spessore è Giulia, che non ha mai potuto pienamente vivere l’amore e che ha passato dei momenti infelici nella sua vita, soprattutto nel periodo successivo alla morte della madre. Con lei ho creato una donna fragile, che ha bisogno di appoggiarsi agli altri per sopravvivere e che si affida alla sua bambina di otto anni quasi fosse lei l’adulto; una donna che solo quando si trova di fronte all’abbandono riesce a reagire e ad acquistare pian piano la forza per andare avanti. Ma il personaggio che amo di più è Tommaso, perché è autoironico, divertente, perché nonostante i disagi che ha vissuto sulla sua pelle a causa della sua omosessualità riesce ancora a trovare un motivo per sorridere, per riprovarci; perché quando vuole davvero bene a una persona fa di tutto per mostrarglielo.
Questo è il romanzo per cui ho fatto più ricerche, perché volevo che l’ambientazione uscisse fuori e non facesse solo da sfondo. Ho cercato di conoscere il più possibile di Amsterdam, non so quante ore ho passato con la cartina sotto il naso a ritrovarmi le vie, a studiare i percorsi, a leggere la sua storia. Ho anche avuto la possibilità di visitarla e questo mi ha aiutato davvero molto!
Difficoltà nella trama le trovo spesso, perché più i romanzi sono lunghi più diventa difficile gestire il tutto. Ma in questo caso ho voluto fare una duologia, dividere la storia in due libri per dare spazio a entrambe le coppie, perché penso che fare tutto in unico libro sarebbe stato riduttivo; questo mi consente anche di mostrare due diversi scenari: un luogo più turistico come Amsterdam per questo primo libro, e un luogo più selvaggio e naturale come il Canada per il secondo.

6-Tu vivi la doppia esperienza di pubblicare con una piccola casa editrice e come autrice self. Puoi dirci i pro e i contro dell’uno e dell’altra?
Penso di essere fortunata ad aver provato entrambe le vie, perché così ho una percezione più concreta di quali siano i vantaggi che ho avuto. Inoltre, penso che le piccole case editrici si somiglino un po’ tutte: cercano di puntare su una storia che possa piacere ai lettori ma hanno pochi soldi a disposizione, per cui si arrangiano come possono; questo comporta che spesso il libro non ha a disposizione un editing che permetterebbe di renderlo migliore e la correzione non viene affidata a qualcuno di veramente esperto. Puntano invece su una stretta cerchia di lettori, che valutano il libro e danno una loro opinione, ma il più delle volte non cercano il contatto con i lettori esterni, coloro che appunto devono comprarlo il libro. Ho visto davvero pochi editori che utilizzano facebook per arrivare alla gente, che s’inseriscono nelle discussioni e si mettono in gioco loro stessi. Starò a ripetermi, ma la più disponibile ad andare incontro ai lettori che ho visto finora è di nuovo Argeta. Io di promozione ne ho avuta sempre poca, quindi fin dall’inizio mi sono impegnata in diverse iniziative, e credo che il contatto con i lettori e con altri autori ogni scrittore dovrebbe cercarlo di sua iniziativa.
L’auto-pubblicazione mi piace molto perché posso gestirmi come voglio e non ho bisogno di aspettare la conferma di altri per procedere né di attendere settimane per una risposta: posso creare le offerte che desidero, modificare il file quando voglio e quindi ricorreggerlo se serve, vedere giorno per giorno le vendite, capire quale iniziativa funziona meglio e quale non... insomma, al momento è la soluzione che preferisco. 

7- Ti piacerebbe fare della scrittura il tuo lavoro? Ipoteticamente parlando, se si potesse vivere di scrittura, lo faresti?
Assolutamente sì! Un po’ lo sto già facendo, visto che essendo disoccupata non ho altre entrate. Cerco di scrivere un po’ ogni giorno, e con il tempo che dedico alla scrittura, alle discussioni con altri autori e alle iniziative non so davvero come farei a trovare il tempo di fare anche un altro lavoro ;) ho iniziato a girare per le fiere anche per questo motivo, per arrivare più facilmente ai lettori e mettere da parte qualcosa, anche se poi quei soldi finiscono in fretta tra copertine, correzioni, pezzi vari mancanti (esempio: il gazebo per le fiere, segnalibri, minilibri...). Comunque sono abbastanza concreta da sapere che per il momento non posso mantenermi di certo con i guadagni da scrittore e che non so se accadrà mai, ma una nota di speranza c’è sempre...

8-Stiamo assistendo a una repentina quanto incredibile trasformazione dell’editoria tradizionale grazie a due fenomeni: il digitale e l’autopubblicazione. Secondo te gli e-book saranno un mezzo per salvare un mercato in crisi? E cosa ne pensi del fatto che anche le grandi case editrici abbiano cominciato a fare scouting direttamente dalle classifiche di Amazon e di altri stores famosi?
Penso che la scelta delle grandi case editrici sia appunto una mossa per evitare la crisi. Normalmente hanno centinaia di manoscritti completamente inediti da leggere, non sanno come verranno accolti dal pubblico, non sanno quanto impegno ci metterà l’autore per promuoversi... scegliere un libro che è già stato comprato da tante persone, perché evidentemente attirava, che ha già tante recensioni, magari non tutte positive ma ha fatto comunque parlare di sé, poter seguire le mosse dell’autore per vedere come si rapporta alla gente... beh, è un vantaggio notevole. Poi li pubblicizzano apposta con fasce del tipo “diventato un successo grazie al passaparola dei lettori”, li fanno sentire importanti, danno un motivo valido per comprarlo: io stessa mi dicevo spesso “se molti l’hanno apprezzato sarà buono”. Questo non farà altro che alimentare l’auto-pubblicazione. Chi sa che mandando il manoscritto alla casa editrice dovrà aspettare due anni per una risposta (e magari non la otterrà nemmeno), mentre auto-pubblicandosi ci sono autori che nel giro di qualche mese vengono contattati e ricevono i contratti, beh, è un notevole risparmio di tempo e certamente è invogliato a tentare quest’ultima strada (non che sia davvero così semplice essere contattati: solo una piccola percentuale ci riesce).
Gli e-book sono importanti tanto quanto i cartacei: non si vive di solo e-book e non credo che il mercato riuscirebbe ad andare avanti se ci fossero solo gli e-book; sono però necessari, perché i cartacei da soli possono poco. Basta sentire le lamentele dei lettori: “io leggo solo in cartaceo, amo sentire l’odore della carta e non comprerò mai un e-book”, “i più belli li compro in cartaceo, tutti gli altri li voglio in e-book, almeno risparmio”, “io ormai compro solo più e-book perché di cartacei ho piena la stanza”, “che roba è l’e-book? No no, i vecchi libri non moriranno mai.” Insomma, bisogna saper accontentare tutti, quindi credo che per il momento sia necessario avere entrambi i formati. Motivo per cui preferisco le case editrici che stampano in entrambi i formati, anche se posso capire che spesso non conviene stampare in cartaceo, per esempio se il libro è troppo corto (c’è sempre più la moda del vendere i racconti di 20 pagine in e-book al prezzo di un romanzo, avete notato?).

9-Piccola casa editrice, auto pubblicazione… ti manca ora un’esperienza con una grande casa. Ti piacerebbe?
Un anno fa ti avrei detto “voglio assolutamente pubblicare con una grande casa”, come tutti quelli che si accostano a questo mondo, credo. L’idea di arrivare in tutte le librerie, di passare per il supermercato e vedere un mio libro, di sapere che in molte case c’è il mio cartaceo, sono tutti desideri che continuo ad avere e che penso non smetterò mai di avere. Ma non al punto di cedere a contratti che tolgono ogni libertà all’autore, lasciandogli in pratica solo le briciole: penso che abbia senso legarsi a un editore per una determinata opera ma non per tutte quelle successive ancora prima di averle scritte; penso che dovrei essere io a valutare di volta in volta come procedere, non accettare a prescindere che un altro possa decidere per me. Poi ci sono tante possibili soluzioni intermezze che potrei anche accettare se sapessi che ne vale la pena, ma per il momento sono più decisa a procedere in libertà.

10- Progetti futuri? Altri racconti o un nuovo romanzo?
Entrambi! J Il racconto sulla Scozia di cui vi ho accennato prima lo sto abbozzando, poi sto finendo di scrivere un racconto lungo (che a questo punto è ormai diventato un romanzo breve) di genere romantic suspence intitolato “Io ti libererò”, che non so come farò uscire: essendo un genere poco conosciuto, se lo auto-pubblicassi non so quanto riuscirei ad arrivare ai lettori “giusti”, ma per questo ho ancora tempo per pensarci. Ho ripreso in mano il secondo fantasy, “La spada degli elfi”, e a conclusione della revisione mi dedicherò al secondo romance che chiude la duologia, “Questo viaggio è per sempre.”
Ho ancora un altro racconto fantasy in sospeso, non so quando avrò tempo di riprenderlo ma credo che si trasformerà anche questo in un romanzo... prima o poi.

Avrai da scrivere per i prossimi decenni!!! Grazie Jessica della tua disponibilità e della pazienza nel rispondere a tutte queste domande.


Grazie a te, Manuela, sono state domande molto interessanti! Spero di non avervi annoiato troppo ;)
Vi aspetto su facebook, dove mi piace molto chiacchierare anche con i lettori o dare suggerimenti a chi si avvicina per la prima volta alla pubblicazione.
Oppure, se volete, potete scrivermi sul sito:

Un saluto a tutti!




1 commento:

  1. eheh grazie Manu! sì, ho scritto parecchio ma difficilmente faccio risposte brevi :P

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