martedì 2 settembre 2014

Recensione "Essere Melvin"

Primi di Settembre, l'estate se mai è iniziata è agli sgoccioli, ci si prepara alla riapertura delle scuole e alla ripresa del Paese che come ogni anno ad Agosto va in vacanza. E io inizio il mese con la recensione di un libro che mi ha colpito particolarmente. Questa non è la solita recensione che sono abituata a fare, perché questo non è come gli altri libri che ho letto finora.

Innanzitutto è un’autobiografia.
Ma andiamo con ordine.

SCHEDA LIBRO:

Titolo: "Essere Melvin"
Autore: Vittorio De Agrò
Genere: Autobiografia
Formato: e-book e cartaceo
Pag: 420 (cartaceo)
Pubblicazione: Marzo 2014



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SINOSSI:

Genitori, scuola, amicizie, affetti, impegni tracciano un percorso lungo il quale Melvin, giovane proprietario terriero di origini siciliane, tenta faticosamente di avventurarsi, confliggendo fin da bambino contro aspirazioni e proiezioni familiari che non gli appartengono. Fantasie, strambe millanterie, menzogne, che gli sembrano fin da subito una via di fuga da una realtà avvertita come insostenibile, non fanno che trascinarlo pian piano in una dimensione in cui il mondo concreto e quello immaginario slittano continuamente l'uno nell'altro, producendo senza sosta antitesi inconciliabili nello sviluppo della personalità e delle relazioni affettive con il pur ricco universo femminile che lo circonda. I riti virtuali del web e della comunicazione digitale lo conducono all'ossessiva frequentazione di un forum dedicato ad una starlet di una fiction televisiva, l'Aspirante; tra i due nasce un autentico sentimento le cui conseguenze, tuttavia, finiscono per amplificare la crisi di Melvin fino allo sdoppiamento di sé, in una crescente, e drammatica, deriva psicotica e autodistruttiva a causa della quale egli subisce un trattamento sanitario obbligatorio. Melvin chiederà aiuto allo Splendente, singolare ma lucidissima figura di psichiatra, cui si rivolgerà quando il peso dei ricordi e del senso di colpa per il tradimento dell'altrui fiducia si farà insopportabile, al punto da restringere ulteriormente i già risicati margini della sua sopravvivenza psichica. La memoria, improvvisamente ricomparsa dopo una prolungata amnesia, gli consentirà di recuperare episodi e situazioni – cui il protagonista dà il nome di file - e di illustrarli, con puntualissima dovizia di particolari, al suo terapeuta. Ne nasce una dialettica tra medico e paziente, per molti versi proficua e chiarificatrice, che però non prelude affatto, come ci si potrebbe aspettare, ad un finale prevedibile e consolatorio; giacché non siamo di fronte ad una finzione narrativa, bensì ad un racconto intensamente vissuto sulla propria pelle e a rischio della propria esistenza. Perciò nessuna invenzione, nessun artificio, nessuna ipocrita censura, nessuna remora nel mettersi a nudo e offrire al lettore una testimonianza che un conformistico riserbo preferirebbe seppellire nei sotterranei della rimozione e del pudore.
Melvin è una storia vera. Davvero.

Recensione:

Non sapevo cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggerlo, ma questo libro mi ha travolto. Non so dirvi di preciso che cosa mi ha lasciato dentro, ma sicuramente tante emozioni forti.
Basti pensare che l’ho finito venerdì sera, prima di andare a letto e stranamente in un orario decente, eppure, nonostante la tranquilla notte di sonno di cui i miei figli mi hanno fatto dono, mi sono ritrovata il sabato mattina ancora così coinvolta, da girare per casa come imbambolata, persa nell’universo di Vittorio.

La sinossi dice chiaramente qual’è il tema di cui si parla, ma non prepara alle emozioni, ai sentimenti, allo scombussolamento che si prova nel leggerlo. “Essere Melvin” mi ha catturata tenendomi incollata per un giorno intero, pagina dopo pagina (e non sono poche) senza riuscire a staccarmene.
Vittorio de Agrò ci presenta la sua vita così come l’ha vissuta, nel bene e nel male, senza tralasciare nulla, senza censure.

La sua scrittura è molto coinvolgente, l’italiano è buono, pulito, scorrevole; lo stile è semplice, come un racconto, le frasi brevi che arrivano dritte al bersaglio. Ed è proprio questo a cui mi sono trovata di fronte: un racconto.
La sensazione non è quella di leggere un libro ma di parlare con una persona in carne e ossa. Vittorio ti travolge nel flusso della sua storia personale – l’infanzia, la famiglia, la spola tra il Lazio e la Sicilia, le “sue donne” (dalla madre, alle amiche a quelle amate), il lavoro, il calcio, le passioni – e ti immedesimi in lui in un susseguirsi di avvenimenti che non lasciano tregua, così come lui ne ha avuta poca nella lotta ai suoi file; in questo modo chiama i suoi ricordi a lungo perduti che improvvisamente ritornano portando sofferenza, rimorsi, sensi di colpa e che come zombi risorgono dal passato per nutrirsi di ciò che di vivo e bello c’è in lui.

E se da una parte l’autore ha scritto queste pagine proprio per bruciare i file, nel potere catartico della scrittura, dall’altra ha voluto trasmettere un messaggio. E’ vero, questo libro parla di disagio mentale, di psicosi, di malattia, ma soprattutto parla di un’anima sofferente che ha bisogno per prima cosa di amore e comprensione e non di essere esclusa e allontanata, o peggio ancora, lapidata o etichettata come pazza. Questo l’autore cerca di far capire ai lettori attraverso la sua dolorosa e difficile esperienza.

Un’esperienza che prosegue, nella guarigione, nelle difficoltà, in una nuova tappa in cui è accompagnato dalle persone che lo amano.

Io ho scambiato qualche messaggio con Vittorio e devo dire che mi ha fatto molto effetto perché era come continuare a leggere il suo libro. Quello che conosci e scopri in “Essere Melvin”, è la stessa persona con cui puoi dialogare sul suo blog. Leggere i suoi post è come leggere innumerevoli epiloghi di “Essere Melvin”.

Nel libro tuttavia, non conosciamo solo Melvin, ma anche le persone che fanno, o hanno fatto parte per periodi più o meno lunghi, della sua vita. Tutte loro, sono ben caratterizzate. I soprannomi, per cui Vittorio sembra essere molto portato, danno al lettore, in una semplice parola che ne esprime una peculiarità, l’idea immediata di chi si trova di fronte, aiutandolo a orientarsi nella comprensione.

"Essere Melvin":
una fenice che risorge dalle ceneri.
Non posso che lodare il coraggio dell’autore nello scrivere di sé e della propria vita. Posso capire che per lui sia stata quasi una costrizione, un atto necessario alla guarigione e se da una parte è vero, questa motivazione non riguarda la pubblicazione di ciò che aveva scritto. Perché non tenersi il suo diario in un cassetto?
Ci vuole molto carattere per lasciare che altri, degli estranei, assistano ai tuoi errori, alla caduta, alla vergogna e all’umiliazione. Allora perché farlo? Perché sottoporsi a questa ulteriore prova? Non è certo per mettersi in mostra, farsi compatire e farsi così un nome.
La verità è che Vittorio De Agrò, come già vi ho detto, ha uno scopo ben più nobile e profondo. Vuol cercare di far capire agli ignoranti (inteso in senso letterale: dal lat. Ignorans-antis, part. pres. di ignorare) e ai superstiziosi o semplicemente a quelli che hanno paura di ciò che non comprendono, che cosa è e che cosa non è, il disagio mentale.

Chiudo qui la mia recensione con una citazione proprio da “Essere Melvin”, una frase che mi è piaciuta particolarmente perché porta in sé uno dei messaggi più belli che possano esistere. E’ un messaggio di riconciliazione, di speranza e di amore:

“Se oggi sono qui, Vittorio, è per dirti di guardare avanti. La tua storia è appena iniziata”.

In conclusione non posso che dir bene di questo libro, che mi ha conquistata. Credo che tra i lettori troverà pareri discordanti, perché o lo si ama o lo si odia. Inutile che dica quale delle due emozioni abbia provato io. Sono sicura però, che saranno tutti concordi nel dire che è un libro che fa riflettere e, spero, comprendere qualcosa in più su una realtà di cui si conosce poco e che ancora viene stigmatizzata dalla società.

IL MIO VOTO:



Qualche notizia su Vittorio De Agrò:

Vittorio De Agrò è nato  in Sicilia,  ma vive a Roma dal 1989.
E’ un  proprietario terriero e d’immobili.
Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995,  ha gestito i beni  e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012.
Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 13000 persone e visitato da 57 paesi  nei 5 continenti.
“Essere Melvin” è il suo primo romanzo.
Nel 2014 produrrà un corto ispirato al libro.

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5 commenti:

  1. Grazie mille Manuela per belle e toccanti parole. Sono davvero commosso oltre che lusingato Grazie di Cuore!

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    1. Grazie a te per avermi permesso di conoscere il tuo universo. :D

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  2. Una bellissima recensione Manu! :)

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  3. Deve essere bellissimo,,non lo conoscevo e grazie a voi ora ho aggiunto questo libro nella lista desideri....grazie ramona

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  4. Grazie Ramona spero di poter ripagare la sua fiducia

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