domenica 27 luglio 2014

Intervista: Alla scoperta di un autore originale e coraggioso

Da poco ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere un autore che secondo me porta in sé il dono dell'originalità e della genialità. Sto parlando di Antonio Scotto Di Carlo, autore di "2 Mogli, 2 Mariti e 1 Lampadario" (recensione QUI).
Ho imparato a stimare Antonio Scotto sia come persona che come scrittore e, ovviamente, ho deciso di sottoporlo a uno dei miei interrogatori, camuffati da interviste. Lui ha accettato ben volentieri, non sapendo a cosa andava incontro.

Intervista:

1-Domanda classica e che forse ti avranno già fatto in mille, ma poiché io non lo so, non posso trattenermi dal fartela. Quando e com’è iniziata la tua passione per la scrittura? Cosa significa per te scrivere?
Prima di tutto ti ringrazio per questa bella opportunità. Sei davvero molto gentile.
Attraversavo un periodo un po’ triste. Una canzone di Baglioni “Le vie dei colori” che mi piacque particolarmente suggeriva di intraprendere un viaggio interiore per conoscere meglio se stessi. Così ho cominciato una specie di diario. Mi sono trovato bene e mi sono scoperto potenziale scrittore.
Scrivere la posso considerare una sfida con me stesso per vedere se sono capace di tradurre in parole intellegibili e magari ‘a effetto’ le idee che mi vengono.

2-Immagino che prima della passione per lo scrivere, sia nata quella per la lettura. Quali sono i tuoi autori preferiti e quali consideri i tuoi maestri e le tue fonti d’ispirazione per le tue opere?
Il mio autore preferito è Proust. Poi ci sono Shakespeare, Dante, Dumas, Dostoevskij e Dolstoy, visto che li sto dicendo tutti con la D.
Sono un appassionato di cinema. Nei film vedi un sacco di situazioni, soprattutto secondarie: a volte mi capita di rimanere deluso perché non vengono esplorate. Allora prendo pila e piccone, e vado io.

3-Il tuo romanzo “Il Dio Sordo” ha ottenuto delle bellissime recensioni. Io stessa ne ho letto un estratto rimanendone affascinata e ben presto me lo leggerò per intero. Ce ne vuoi parlare? Quello che vuoi, liberamente. Cosa rappresenta per te?
Questo romanzo è tutto per me. Ci ho dedicato gli ultimi 14 anni. L’ispirazione fu talmente forte e genuina che ero sicuro che fosse ‘roba buona’. Ma questo non bastava. Un pezzo di rubino non lo puoi presentare alla donna che ami e sperare di ottenere il suo cuore. Lo devi ripulire, lavorare, cesellare, lucidare e incastonare per poter sperare. E per farlo occorre tempo.

4-Altro titolo, altro bellissimo romanzo: “2 Mogli, 2 Mariti e 1 Lampadario”. Stessa domanda di prima. Ce ne parli un po’? Come è nato, a cosa ti sei ispirato, il tuo personaggio preferito. Insomma, a ruota libera. E anche qui, cosa rappresenta per te questo romanzo?
Purtroppo in qualche rapporto di coppia l’ipocrisia (col partner, ma anche con se stessi) non è una componente rara. Mi è venuta l’insana idea di rappresentarla attraverso situazioni e personaggi. Tale ipocrisia scaturisce dall’innato bisogno di desiderare: lo si può assecondare o ignorare, ed è questo che determina la direzione che essa prende.
Non ho un personaggio preferito perché non c’è nessun “buono”. A dirla tutta, non ci sono neanche “cattivi”. Solo persone reali, con pregi e difetti, che a volte sono angeli e altre diavoli.

5-Ho visto dalle recensioni che “2 Mogli, 2 Mariti e 1 Lampadario” risulta essere un libro abbastanza controverso. Secondo te, da che dipende?
Io mi proponevo di essere realistico. Forse lo sono stato troppo, e, poiché molti lettori leggono per evadere, un libro che gliela rammenti, proprio nella vita di coppia, dove l’invincibile bisogno di desiderare genera un po’ di ipocrisia (verso il partner o verso se stessi), diciamo che non si è rivelato quale lettura più adatta a loro.

6-Una citazione dall’uno e dall’altro e perché proprio questa?
Dal Lampadario: “Un ronzino non diventa corsiero solo perché lo si scrive sul suo cartellino. Non basta sia anch’esso un quadrupede.”
Da Il dio sordo: “Forse paventiamo il giudizio delle donne perché spendiamo la vita a guadagnarci la loro stima.”

7-Leggendo le tue opere, dimostri una mente acuta, analitica, arguta e incredibilmente ironica. Questo è il tuo modo di approcciarti alla vita o sono lati di te che tiri fuori solo nei tuoi mondi d’inchiostro?
Penso che tutti noi siamo un caleidoscopio in cui i sentimenti più disparati si mescolano generando una gamma incalcolabile di variabili. Credo di averti dribblata alla grande.

8-So che la tua parola d’ordine mentre scrivi è verosimiglianza. E’ una cosa a cui tieni particolarmente e “ 2 Mogli, 2 Mariti e 1 Lampadario” ne è la prova. Come ti muovi per soddisfare questa tua esigenza mentre crei una storia o dei personaggi?
Riguardo le cose pratiche, facendo ricerche e informandomi come meglio posso. Sui comportamenti provo a immedesimarmi, tenendo sempre un occhio sulla personalità del personaggio di turno.
Sui dialoghi, ho imparato invece che, per quanto ci si sforzi, resta a discrezione del lettore. Per dire, diversi lettori hanno tacciato di inverosimiglianza un personaggio-bambino del Lampadario. “Nessun bambino si rivolge ai genitori dicendo Mammina cara e Papino caro” eccepiscono. A te, cara Manuela, riconosco l’acume di esserti risposta così: “è troppo inverosimile per non scaturire da una conoscenza diretta.” Dovrò spiegare al mio nipotino di non rivolgersi più così ai suoi genitori, se no lo prenderanno per un ologramma.

9-C’è un romanzo che ti piace particolarmente e che desidereresti fosse stato scritto da Antonio Scotto di Carlo? Se sì, perché hai scelto proprio questo romanzo?
Non direi. Però ho provato una cosa analoga qualche settimana fa. A me non piace la narrazione al presente. Uso il classico passato remoto. A volte mi è stato rimproverato. Allora ho pensato che avrei potuto scrivere un racconto narrando al futuro, giusto per essere originale. Poi mi è capitato di iniziare “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello e ho scoperto che lui l’aveva già fatto. Mi sarebbe piaciuto esplorare quel tipo di narrazione.

10-Una domanda sul mondo editoriale attuale. Oggi siamo nel bel mezzo della diatriba tra case editrici (grandi e piccole) e il mondo del selfpublishing. Cosa ne pensi in merito? Quali i pro e i contro dell’uno e dell’altro? Tu come sei arrivato all’autopubblicazione?
Io sono partito da orgoglio e onestà intellettuale: “Non pagherò mai per pubblicare. Se il libro vale, un editore lo trovo!” Poi, dopo averlo cercato invano per 5 anni, ho iniziato a sospettare che questo lodevole principio possa non trovare applicazione nella realtà. I casi erano due, visto che tutti gli editori seri (lasciamo perdere i tipografi travestiti che vogliono lucrare sui sogni degli esordienti) hanno bocciato il manoscritto de Il dio sordo: o era scadente, oppure vigono norme che esulano dalla validità del testo. L’unico modo per scoprirlo era auto-pubblicarsi, in modo da sentire l’opinione di chi ha “cacciato li sordi” per comprarlo. Dato che la maggior parte ne ha parlato molto bene come tu stessa hai appurato, presumo che siano altri i fattori che spingano un editore a dar credito a un esordiente - ovviamente generalizzo per comodità di comunicazione, ma so per certo che ci sono diversi editori che ancora credono nel lavoro.
In linea di massima penso che un esordiente deve farsi un pubblico proprio e, portando dei risultati concreti, può ambire a essere preso in considerazione dagli editori veri. L’editore che vede del talento in un esordiente, lo segue investendo su di lui e lo aiuta nel suo percorso di crescita, a mio avviso non è molto diverso dal principe Azzurro che cerca la proprietaria della scarpetta

11- Ultima domanda e poi non ti tormento più.
Puoi svelarci qualcosa del tuo futuro come scrittore? Hai qualcosa in cantiere?
Se tutti i tormenti fossero così, me ne andrei volentieri all’inferno.
Ti posso dire che ho un paio di sceneggiature, diversi racconti comunque da revisionare parecchio e molte bozze, tra cui un romantic suspense che mi ha ispirato il tuo "Un Assassino nell’Ombra". Ma non temere, non ti copio. Mi hai solo fatto venir voglia di cimentarmi nel genere. Magari una storia d’amore armata avrà più diffusione di geniali compositori e verosimili lampadari.

Beh, ringrazio particolarmente Antonio per la sua disponibilità e non mi resta che aspettare il suo prossimo romanzo... Magari proprio il romantic suspense.





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