domenica 20 luglio 2014

A tu per tu con Michel Manetti

Quest'oggi scambiamo quattro chiacchiere con un giovanissimo autore, il cui libro ho recensito poco tempo fa. Sto parlando di Michel Manetti, autore di "La vendetta di Andersen" (Per la recensione clicca QUI).
Intanto lo ringrazio tantissimo per aver assecondato la mia curiosità con disponibilità e gentilezza.

Intervista:

Per cominciare…
1- Hai diciannove anni e già un romanzo, primo di una saga. Come ti è venuta l’idea di scrivere un romanzo? Insomma, c’è stato un qualcosa, una molla che ti ha fatto decidere di cimentarti in questo genere?
Dunque, il romanzo è ispirato a una storia che avevo scritto in seconda media per un concorso letterario. Si chiamava Lo scompiglio delle fiabe, ma non l’ho mai presentata perché forse mi vergognavo un po’. Comunque conservo ancora il testo originale con tanto di copertina disegnata da me! L’idea di estenderla a un romanzo mi è venuta, invece, in seconda liceo, grazie a un’amica che scriveva dei racconti. Leggendoli, ho pensato “Beh, potrei buttare giù qualcosa anche io!”... e da lì è nato tutto.

2- Perché proprio le favole? E perché proprio Perrault e Andersen? Hanno un significato particolare per te?
Le fiabe mi hanno sempre affascinato… quei mondi fantastici popolati da creature misteriose. Ho scelto Perrault perché lo ritengo uno dei più grandi scrittori di fiabe e mi attraevano i significati nascosti nelle sue storie. Non è conosciuto granché di nome, ma i suoi racconti sono universali. Per quanto riguarda Andersen, la cosa che mi piace di lui è che ha scritto la sua raccolta per parlare di sé, come se fosse un’autobiografia fantastica della sua vita. Inizialmente avevo pensato ai fratelli Grimm a dire il vero. Tuttavia, almeno a mio parere, il loro lavoro è stato più di semplice raccolta delle fiabe tradizionali tedesche. Chiaramente le hanno rimaneggiate, ma di fatto hanno girato per il loro paese e preso delle storie preesistenti. Al contrario Perrault e Andersen, per quanto possano essersi rifatti alla tradizione, hanno creato qualcosa di personale e ho voluto, come dire, “premiare” il loro sforzo scegliendoli come modelli.

3- La domanda è d’obbligo:  la tua favola preferita e perché.
Ne ho varie, ma forse quella a cui sono legato di più è Cenerentola. Mi ha sempre affascinato la scarpetta di vetro e il fatto che alla fine la protagonista, vittima di soprusi per anni e anni, riesce a vincere sulla matrigna e le sorellastre.

4- Parlaci un po’ del tuo libro “La vendetta di Andersen”. Io l’ho letto e recensito, ma vorrei sapere come lo vedi tu. Quali sono i tuoi personaggi preferiti, i passaggi che hai amato di più (magari facci una citazione) o se hai riscontrato delle difficoltà in alcuni altri.
Partiamo dal presupposto che io amo i personaggi cattivi. Non a caso ho deciso di dedicare a loro dei capitoli interi. Come non posso essere affezionato alla mia Isabelle, dunque? È una cattiva che non è veramente cattiva. Ha un passato difficile alle spalle. È una donna ambiziosa, sì, ma non sempre le sue scelte sono state facili. Credo che questo si veda bene quando è costretta a uccidere Roxenne. Forse lì si rende conto che ci sono dei limiti che nessuno dovrebbe superare. Sempre dei personaggi della fiaba sono soddisfatto di come ho caratterizzato Hélène e Richard, il padre. Lei è una bambina imprigionata in un corpo da adulta: ha bisogno di qualcuno che la sproni a reagire al mondo crudele in cui è nata. Lui è un uomo tormentato dalla perdita del vero amore: è sostanzialmente per questo che non ha avuto la forza di opporsi alla crudeltà di Isabelle, diventando quasi insensibile alla vita. Tra Jenny e Dean, forse preferisco Dean. Jenny è molto problematica, ma mi piace il passato che ha alle spalle… e ho intenzione di approfondirlo via via nella narrazione. I miei passaggi preferiti sono sicuramente il capitolo di Isabelle e quello ambientato nella torre dell’orologio.

Qualche domanda più generica.
5- Mi piacerebbe sapere come lavori. Cioè, alcuni autori quando hanno l’ispirazione scrivono su quel che trovano, altri riempiono un’agenda di appunti e altri solo al computer. Tu a quale di queste tra categorie appartieni?
Io appartengo alle terza categoria. Scrivo rigorosamente solo a computer, perché mi fa fatica appuntarmi le idee su un foglio e poi ricopiarle. Ovviamente, se è necessario, lo faccio, ma preferisco buttarmi subito sulla mia adorata tastiera. Ho un documento intitolato Promemoria dove sono segnate tutte le idee per la saga e un altro dedicato ai nuovi libri che ho in mente.

6- Oggi le auto pubblicazioni si stanno diffondendo sempre di più. Cosa ti ha fatto optare per una casa editrice?
Diciamo che speravo di essere pubblicizzato più di quanto avrei saputo fare io, essendo alle prime armi. Mi sono reso conto, però, che gran parte delle copie le ho vendute grazie al mio impegno. Mi sono veramente scervellato per trovare delle strategie pubblicitarie. Ho aperto un blog, la pagina Facebook, un canale Youtube dove pubblicare delle presentazioni online e ho girato per tutta la mia scuola per tenere degli incontri con le varie classi. Spero comunque che anche il mio editore si dia da fare. Credo che il mio romanzo sia innovativo e mi dispiacerebbe vederlo cadere nel dimenticatoio. Tra l’altro l’ho fatto pure tradurre in inglese, almeno una parte, e devo dire che suona particolarmente bene… sarà che amo la lingua!

7- Si dice continuamente che i giovani non leggono. Ma a te invece piace molto. Che cosa ne pensi a riguardo? E’ la verità e tu sei un eccezione oppure il rapporto dei ragazzi con la lettura non è poi così drammatico come viene dipinto?
Io penso che non siamo tutti uguali. Spesso noto che dall’esterno essere giovani viene associato ad andare in discoteca, ubriacarsi, fumare, ecc. È uno stereotipo che, come tutti gli stereotipi, trovo assolutamente limitante. È vero che da giovane ti puoi permettere di divertirti più di quanto, magari, puoi fare da adulto. Ma ciò non significa che la cultura sia esclusa. Siamo esseri umani, tutti diversi, dunque è ovvio che c’è chi legge e c’è chi non legge. Ma è naturale. Se fossimo tutti uguali la vita sarebbe monotona. Da un lato credo che gli adulti dovrebbero dare più fiducia ai giovani e non etichettarli come degli “sbandati”. Personalmente conosco tanti ragazzi intelligenti (e non nel senso di voti scolastici).

Uno sguardo al futuro.
8- Appena diplomato. Ti godrai l’estate del diploma oppure ti metterai a scrivere? Magari il secondo volume della saga. Nel caso, puoi farci qualche indiscrezione? Cosa si troveranno ad affrontare questa volta Jenny e Dean? Scopriremo qualcosa di più sull’enigmatico Perrault e sul discendente di Andersen?
Farò entrambi. La maturità è stato un periodo duro, quindi ho proprio bisogno di rilassarmi. Ma devo anche recuperare il tempo perso e scrivere… e in questi giorni sono a fine del secondo romanzo! Senza sbilanciarmi troppo, posso dire che Jenny e Dean entreranno in nuove fiabe, che penso di aver trattato in modo molto originale. Il rapporto tra i due si evolverà e Jenny dovrà finalmente scegliere se restare ancorata al passato o andare avanti. Inoltre si scoprirà che Perrault non è così innocente come ha voluto dare a credere. Diciamo che ha tenuto nascosto dei lati oscuri della sua vita, ma si sa… il passato non può essere cancellato e prima o poi viene a galla!

9- E dopo questa saga? Ti piacciono le favole, ti piace disegnare, fare le fotografie. Perché non un libro per bambini? Potresti prenderlo in considerazione.
Non penso che mi dedicherò a un libro per bambini. Quando scrivo mi piace usare un linguaggio che comunemente non uso… un linguaggio un po’ più elevato insomma. Non penso che andrebbe bene per il mondo dell’infanzia. Comunque ho disegnato alcune scene del mio romanzo e le ho anche postate su Facebook. Per il futuro non ho intenzione di fossilizzarmi sul fantasy. Ho in mente altri romanzi che spaziano generi diversi e in particolare uno di questi freme di essere scritto!


Bene. Allora rimaniamo in attesa dei tuoi prossimi lavori. Ti ringrazio ancora moltissimo per la tua disponibilità.

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